Waterboarding, quando la tortura diventa uno spettacolo

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Un uomo incappucciato che scarica violenti getti d'acqua sulla faccia di un prigioniero vestito con una tuta arancione e legato ad un asse di legno. Non si tratta di un filmato trafugato dal carcere di Guantanamo Bay ma di un'ambigua attrazione del famoso parco di divertimenti di Coney Island, all'estremità sud di Brooklyn.

Vi ricorda qualcosa? Un'attrazione simile, la finta esecuzione sulla sedia elettrica che metteva in scena la morta di un manichino, alla modica cifra di un euro, si era vista di recente all'Idroscalo di Milano, e aveva suscitato numerose polemiche da doverla rimuovere.

Questa volte però dietro la sceneggiata del waterboarding, questo il nome dell'opera, c'è qualcosa di più di una stupida giostra. Bisogna sapere che il waterboarding è una tecnica usata veramente per torturare i prigionieri del carcere di Guantanamo e consiste nell'immobilizzare un individuo e versare acqua sulla sua faccia per simulare l'annegamento. Cosa che produce il riflesso faringeo, portando alla sensazione per il prigioniero della morte imminente. (alcune immagini tratte da Reuters):

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L'artista statunitense Steve Powers ha deciso di creare un'installazione ("l'esaltante giostra del waterboard" è il titolo) che per un dollaro riproduce la tortura per mano di due pupazzi-robot davanti agli sguardi curiosi del pubblico, che possono guardare da uno spioncino.

L'opera è una denuncia da parte dell'artista (che appartiene ad un'organizzazione che promuove installazioni artistiche impegnate) di questa atroce tecnica di tortura che il governo Bush ha deciso di adottare contro i presunti terroristi per strappare loro informazioni e confessioni ma che le Organizzazioni per la difesa dei diritti umani definiscono "un efferato strumento di tortura" che violerebbe le leggi stesse statunitensi in materia di torture.

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