Garlasco, il papà di Chiara Poggi un anno dopo: "Vivo nel rimpianto di averla lasciata sola con Alberto"

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A un anno dal terribile omicidio di Chiara Poggi a Garlasco non ci sono ancora nè colpevole nè movente. Un unico e solo indagato: il fidanzato Alberto Stasi che si difende.

Quest'oggi, la famiglia di Chiara, il padre Giuseppe, la madre Rita e il fratello Marco Poggi, hanno rilasciato alle pagine del quotidiano Il Giornale un'esclusiva intervista.

Raccontano di essere già stati nel pomeriggio di ieri al cimitero, a Pieve Albignola, a sistemare i fiori: rose, tantissime rose, anturion, orchidee. Fiori che sono stati mandati da amici, parenti e conoscenti di Garlasco, dalla Computer Sharing di Milano (dove Chiara lavorava). Meglio anticipare, dicono all'intervistatore, oggi nessuno ci ha seguiti, domani non ci avrebbero lasciati in pace".

Poi il padre Giuseppe Poggi scuote la testa e afferma: "Vivo nel rimpianto" e continua "Perché fossi stato più cattivo, Chiara probabilmente sarebbe qui. Invece, non me la sono sentita...". L'uomo spiega che Chiara era solita trascorrere le vacanze con loro in Alto Adige, ma l'anno scorso scorso le cose sono andate diversamente. Chiara ha preferito rimanere a Garlasco in compagnia del fidanzato Alberto perchè in montagna si annoiava.

E a proposito della sera del terribile delitto, afferma: "L’ho chiamata per l’ultima volta dalla montagna la sera del 12 agosto, domenica. Due parole: “Come va?” “Tutto bene”, “Ciao, ciao”".

E continua: "Era tranquilla. Tranquillissima, anche se la mattina dopo è morta. Pensi che alle 20.30 mia sorella ha chiamato a casa, perché cercava me, e ha parlato con lei". E poi il giorno successivo la terribile scoperta che ha cambiato la vita della famiglia: "Il mondo ci è cascato addosso. È una cosa troppo grande per noi, disumana, il ciclo della vita è fatto in un altro modo. Toccava a me, non a lei".

Prosegue poi spiegando com'era Chiara: "Mia figlia era la persona più prudente del mondo. Per tutto il mese di luglio, quando Alberto era via, non è mai uscita. Anzi no, è andata fuori una volta, con un’amica, Sonia, a prendere i jeans. Mi ricordo che doveva accorciarli quei jeans e invece sono ancora in camera sua".

E a propositi del possibile cancelletto aperto si dice sicuro che Chiara aveva chiuso tutto, era molto prudente.

Devia sulle domande che riguardano Alberto Stasi e le accuse a lui rivolte dalla Procura di Vigevano. "È incredibile. Anche se a volte le cose incredibili accadono. La chiamavamo tutti i giorni, anche più di una volta. Le avevo lasciato i bigliettini sul frigo con una sfilza di raccomandazioni: “Non aprire agli sconosciuti”, poi le istruzioni per il gas, per la luce, per la porta basculante da cui si entra in giardino con l’auto. È una storia incredibile".

Un po' di giustificata e comprensibile sfiducia sulle indagini:: "Devo solo aspettate che i magistrati mi dicano: le cose sono andate così" e chiosa: "Se ci riusciranno".

La famiglia spiega che trascorrerà il triste anniversario a casa, stasera ci sarà la Messa per Chiara in Parrocchia, chiosa la madre: "Qua ho ritrovato mia figlia. Prima, fino ad aprile, quando la villetta era sotto sequestro, la sentivo più lontana. Ora Chiara ci è vicina".

Il fratello Marco, azzarda un'ipotesi: "Magari il cancelletto quella mattina era aperto", ma il padre subito smentisce: "No, era chiuso. Sono sicuro al cento per cento".

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