Georgia, pugno duro della Nato contro la Russia ma i missili rimangono puntati

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UPDATE! Ore 15.13: Le autorità della Georgia hanno oggi definito "una messa in scena destinata a creare l'illusione di un ritiro" il ritorno di una colonna di blindati russi dalla città di Gori di cui sono stati testimoni numerosi giornalisti occidentali.

Il mondo è ancora col fiato sospeso per la situazione in Georgia. La promessa di ritiro delle truppe non è stata mantenuta e dal Pentagono è arrivata la conferma della notizia riportata ieri dal New York Times secondo la quale ci sarebbero ancora dei missili russi puntati contro la capitale georgiana Tbilisi.

Secondo i reporter sul posto e l'emittente radiofonica georgiana Media, le truppe russe continuano a distruggere le infrastrutture civili e militari in territorio georgiano, senza che si veda l'ombra dell'inizio del ritiro annunciato dal comando militare di Mosca. (di seguito alcune drammatiche immagini della popolazione sfollata da Repubblica.it ):

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Oggi si terrà intanto a Bruxelles un vertice straordinario Nato per usare il pugno duro nei confronti della Russia, anche se è evidente che la guerra fra Mosca e Tbilisi costringe gli alleati a trovare una posizione comune fra chi, come gli Usa, vuole far pesare la disapprovazione internazionale per le azioni militari russe, magari con la sospensione degli incontri a livello ministeriale con la Nato, e molti paesi europei, fra i quali Italia, Francia e Germania, che non vogliono arrivare all'isolamento di Mosca. 

Difficile schierarsi e definire chi ha torto o ragione, anche perchè le cause del conflitto sono molto più radicate di quel che appare dai giornali o dai tg. Ce le spiega in modo approfondito in un interessante post Rosario Mastrosimone del blog Sostenibile

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"Sotto un profilo giuridico, per quel poco di giuridico e coerente che c'è nel sistema internazionale, nessuno ha ragione e tutti hanno torto. La Georgia mai avrebbe dovuto intervenire militarmente in una zona soggetta ad un mandato OSCE per il mantenimento della pace, ma la Russia non avrebbe dovuto abusare sistematicamente della sua presenza militare in Ossezia, limitandosi a restare neutrale anziché strumentalizzare il mandato OSCE per le sue mire strategiche".

Per affrontare l'emergenza umanitaria in Georgia, l'Onu ha calcolato che servirebbero almeno 58,6 milioni di dollari per sostenere le oltre 40 mila persone costrette ad abbandonare le loro case, ma la comunità internazionale ne ha finora garantito solo 23 milioni.

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