Delitto di Roma, confessano gli assassini dell'architetto. Avvolta nel mistero la vita dell'uomo

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Update! Venerdì 22 agosto:
Omicidio volontario e rapina: sono le richieste inoltrate al gip di Roma nell’inchiesta su Iulian Muscocea, il rumeno di 26 anni accusato dalla polizia della morte di Alberto Falchetti. Stando agli inquirenti, il rumeno, dopo aver venduto a una moldava per 550 euro quanto rubato dall'appartamento della vittima, stava per fuggire in Spagna.
I due uomini si sarebbero incontrati nei pressi della stazione Termini; un incontro quasi sicuramente finalizzato al sesso.

Update! Ore  16.45:
Secondo SkyTg24 la squadra mobile di Roma ha fermato un uomo di origine romena e un uomo di origine africana per l'omicidio dell'architetto Falchetti.
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Hanno confessato. Gli assassini responsabili dell'omicidio dell'architetto Alberto Falchetti, trovato morto in un mare di sangue dalla badante Silvana nella sua abitazione romana.

La Squadra Mobile di Roma avrebbero individuato un due stranieri che avrebbero frequentato e intrattenuto contatti con la vittima. Per ora la ricostruzione della vicenda appare ancora fumosa, ricca di supposizioni e misteri.

Sembra che l'omicidio sia avvenuto a seguito di un festino e si sia poi tramutato in una rapina e, solo successivamente, in un assassino.

Tra i dettagli, emersi sull'efferato delitto nelle ultime ore emerge che l'omicidio è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì.

Con la testa fracassata appoggiata al sofà, l'uomo sarebbe stato prima percosso con violenza, poi strangolato e infine colpito a morte a colpi di martello.

Accanto ai polsi dello scotch marrone, del tipo usato per i pacchi, basta questo a supporre che si tratti di un giochino erotico finito male? Certo è che sulla porta non sono stati rilevati segni di scasso, che l'uomo conoscesse il suo assasino?

Decisive per il fermo dei due stranieri le prove rilevate dagli investigatori: impronte e residui biologici lasciati su bicchieri e stoviglie, nonché l'auto dell'architetto una Lancia Y e alcuni oggeitetti personali dell'architetto trovati nelle tasche degli assassini.  Fondamentali poi i tabulati delle chiamate dal cellulare e i dati rintracciati sul pc di ultima generazione.

Per ora sulla vittima si mantiene un silenzioso riserbo (non vi sono foto), anche se il quotidiano La Stampa scrive che Alberto Falchetti lavorava per una popolare rivista nelle «location» per i fotoromanzi e non faceva mistero della sua omosessualità. Ultimamente era malato e faceva la spola tra gli ospedali, motivo per cui doveva appoggiarsi a due badanti.

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