Dalai Lama spegne le Olimpiadi: "Uccisi 140 tibetani durante i Giochi"

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UPDATE! Ore 18,00: Secondo il Corriere.it il Dalai Lama ha smentito di aver accusato l'esercito cinese di essere responsabile della strage di 140 tibetani.  

Con l'inizio delle Olimpiadi è passata in secondo piano la polemica che ha accompagnato l'inizio dei Giochi, quella riguardante la violazione dei diritti umani. La Cina non ha rispettato le promesse fatte e a denunciare la gravità della situazione che continua a consumarsi all'ombra dei riflettori olimpici è stato il Dalai Lama in persona.

Il leader spirituale buddista ha dichiarato in un'intervista a Le Monde che sono stati uccisi circa 140 tibetani il 18 agosto scorso nella regione di Kham, nell'est del Tibet. Un bilancio che "deve essere confermato" , ma l'esercito cinese è accusato di aver "sparato sulla folla", facendo una strage.

Il Dalai Lama ha poi denunciato che dall'inizio delle sommosse il 10 marzo scorso "testimoni affidabili hanno potuto constatare che 400 persone sono state uccise nella sola regione di Lhasa. Uccisi da colpi di arma da fuoco, mentre manifestavano disarmati".

Per il Dalai Lama "non è stata registrata alcuna apertura" nelle discussioni con Pechino. "Dopo le sommosse di marzo e i Giochi Olimpici avevamo creduto a dei segnali positivi. Il nostro entusiasmo è però calato rapidamente. I nostri emissari si sono scontrati contro un muro", ha concluso.

Il leader spirituale tibetano, che si trova attualmente in Francia, incontrerà domani mattina la premiere dame Carla Bruni-Sarkozy in occasione della inaugurazione di un tempio buddista a Roqueredonde, nel sud del paese.

(Nella foto l'immagine della campagna choc di Amnesty International che paragona le violazioni dei diritti umani in Cina alle discipline olimpiche).

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