Olimpiadi di Pechino, l'altra faccia della medaglia

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di Sabrina Provenzani

A poche ore dalla chiusura di queste faraoniche olimpiadi, secondo voi la Cina ha centrato il suo obiettivo?

I Giochi sono stati una vetrina di efficienza e potenza. Dubito che i giornalisti accreditati abbiano avuto tempo, modo e interesse per farsi un'idea della censura di regime, ma di sicuro tutte le notizie provenienti dalla Cina hanno avuto, in questa finestra temporale, un pubblico più ampio del solito.

Qualcuno in più oggi sa cos'è lo Xinjiang, e forse ricorderà che lì è in atto, come in Tibet, una pulizia etnica violenta e uno scontro con gli autonomisti locali.

Le imprese degli atleti cinesi hanno inorgoglito una parte della popolazione, quella che gode i frutti del patto, finalizzato al benessere, con il regime: ma agli altri sono arrivate le briciole e, rivelano diverse fonti, è forte fra i 'proletari' di Pechino il malcontento per le cifre dirottate sui giochi invece che su interventi di sostegno alle fasce povere. Oltre alle proteste di inquilini pechinesi deportati dalle loro abitazioni senza risarcimento, cominciano ad essere segnalati casi - e saranno sempre di più - di operai impiegati nella costruzione della Nuova Pechino e mai pagati.

Gente esasperata, attirata qui dalle campagne con la promessa di una vita migliore e ora rigettata indietro.

E' il solito dilemma: una crescente tensione interna, accresciuta anche dall'aumento dei generi di prima necessità, e un accrescimento della potenza esterna: la guerra in Caucaso, se si tradurrà in un inasprimento durevole dei rapporti fra potenze occidentali e Russia, non può che favorire la Cina e cementare la stretta sino-americana.

I pericoli per la Grande Cina non vengono dall'esterno, ma, come sempre, dalle sue desolate campagne.

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