Calcio e Sla, la storia di Stefano Borgonovo

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di don Paolo Padrini

La storia non è certamente l'unica che si possa raccontare, ed ha uguale dignità delle altre storie di chi vive diversamente questa tterribile malattia che si chiama Sla.

Il Corriere di oggi ci racconta la storia di Borgonovo, calciatore del Milan, che lotta ormai da anni contro la Sclerosi laterale amiotrofica.

Mi scuserà senza dubbio il Corriere se prendo in prestito questa storia, per il bene di tutti, per la necessità che tutti noi abbiamo di condividere con il malato l'esperienza della malattia che, seppur spesso incomprensibile, può e deve essere sempre condivisa.

Dal Corriere della Sera.

«Io, Stefano Borgonovo, sono malato di Sla. Ho aperto una fondazione per aiutare chi è nelle mie condizioni. Voglio trovare soldi per la ricerca: magari salta fuori la penicillina del 2008. Mi rifiuto di pensare che la Sla sia una malattia del pallone. Io, se potessi, scenderei in campo adesso, su un prato o all'oratorio. Perché io amo il calcio»

...

«Io pensai a un ictus, poi un neurologo ci mise di fronte alla realtà» dice Chantal Borgonovo, roccia, compagna d'avventura, mamma di quattro ragazzi e moglie della Sla. La voce di Stefano, oggi, è quella dell'eye tracker, la macchina che lo tiene in contatto con il mondo. Una lettera per volta. Ha il timbro metallico del Gps dell'auto, il suo personalissimo navigatore satellitare dentro la nuova esistenza. «Parliamo, discutiamo, chiacchieriamo. Quando rompo troppo mi manda persino a quel paese». È solo tutto un po' più lento. «Vaf-fan-cu-lo Chantal». E poi, dieci minuti dopo: «Ti a-mo Chantal». No, in fondo non è cambiato proprio niente. Ci sono affetti speciali, amici veri e una famiglia che emana forza e triste ottimismo intorno a questa partita senza tribuna vip e senza pubblico, gli ex compagni a cui è stata sbattuta la porta in faccia sono rimasti lì, sullo zerbino della bella casa di Giussano, ad aspettare una schiarita all'orizzonte della tempesta emotiva. Oggi il salotto è pieno di gente e di luce, c'è Andrea che sembra Borgonovo diciottenne al debutto in A col Como e gira al largo dalla carrozzina di quel papà che all'improvviso ha smesso di segnare, c'è Alessandra che dirige il traffico di facce e di caffè, Benedetta con il cane in braccio e la piccola Gaia, 5 anni, in grembo al dottor Mario Melazzini, presidente dell'Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica), ammalato lui stesso, bomber di sfondamento in questa squadra della speranza che tutti i giorni si batte all'Ospedale di Niguarda tra le fila del centro Nemo, difesa a uomo, marcature strette. Borgonovo, naturalmente, capitano.

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