Caso Carrefour, l'indignazione della rete

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Se ci fossero ancora dei dubbi sulla capacità della rete di penetrare nella vita di tutti i giorni e di non essere solo una "roba da smanettoni" (come continuano a pensarla giornalisti e molta stampa tradizionale) si prenda in considerazione il caso Carrefour, riportato su oltre 400 blog tra cui Luca Conti su Pandemia, il giornalista Luca de Biase, The Web 2.0 Era, Sanwings e per Blogosfere Emanuela Zerbinatti su Arte e Salute.

Avete forse letto la notizia su qualche quotidiano? Io no, certo la notizia, se uscirà, uscirà tra qualche giorno quando i toni si saranno pacati e Carrefour recupererà la sua immagine aziendale. La vicenda sembra non essersi ancora conclusa ma dall'ultimo post di Barbara sul blog BlackCat, dove racconta l'incontro con l'AD di Carrefour, sembra che l'azienda si sia assunta le sue responsabilità: anche a noi è piaciuta la frase detta dall'AD “Non vogliamo insabbiare il caso, ma farne un evento per far sì che non si ripeta e che tutto il nostro personale stia più attento”. Poi le è stato offerto un carnet di alternative per un risarcimento "morale", una "pezza" troppo corta che è stata ovviamente rifiutata da Barbara. Un'esperienza dolorosa che un bambino di 4 anni con una sindrome autistica ci metterà molto di più a superare.

Una storia che ha commosso il web, mostrando come la rete sia fatta da persone, non solo un freddo meccanismo. Basta guardare i 680 commenti lasciati sul blog di Barbara, e poi tantissime lettere di protesta mandate a Carrefour, messaggi, post che hanno spinto Carrefour a muoversi e prendere posizione.
Certo non ci sarebbe stata una risposta così rapida da parte dell'azienda senza il contributo della rete. Per chi non la conoscesse ancora, la vicenda è questa, riportata su Arte e Salute.

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