Messa in latino, "Passi nel Deserto" ci spiega di cosa si tratta

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di don Paolo Padrini

Proprio in queste ore non certamente uno dei quotidiani più cattolici che ci siano (la Repubblica) ha pubblicato sul suo sito internet un articolo  che paventa - di fatto - alcuni retroscena polemici alla Commissione Ecclesia Dei, ed in particolare circa il motu proprio che riguarda la celebrazione in Latino della Santa Messa.

Non voglio entrare nelle parole dell'articolo de La Repubblica. E neppure nello stesso clima "di lotte intestine" che l'articolo sembra insinuare e paventare.

Non ci sono lotte intestine alla Chiesa in merito a questi argomenti, è giusto dirlo: c'è solo una doverosa e doverosamente attenta riflessione che cerca di tenere soto conrollo un fenomeno che rischia di portare nella Chiesa non solo effetti benefici.

Il Motu proprio, che noi di Passi nel Deserto abbiamo proposto e commentato, segnala in modo indubitabile (a meno che non si salti volontariamente la lettura di parte del testo)  un problema fondamentale: il rischio che questo rito porti all'interno della Chiesa delle divisioni.

In sostanza viene detto con molta chiarezza che la valutazione sull'opportunità della sua introduzione nell'ambiente ecclesiale delle nostre parrocchie, deve essere sottoposta al vaglio del principio dell'unità. Se l'introduzione del rito causa divisioni....non sembra essere opportuno (almeno secondo il testo dello stesso Motu proprio) che venga proposto e veicolato.

E qui arriviamo al problema.

Perchè nelle nostre diocesi l'introduzione della messa in latino è un vero e proprio problema.

Ci sono infatti in tutta Italia, Diocesi che si stanno dividendo al loro interno, sacerdoti che di fatto si comportano quasi come se volessero far parte di un'altra comunità ecclesiale, e - dalla parte opposta - altri che sembrano essersi arrogati il diritto (con veramente pochissima carità cristiana) di censurare, combattere...e a volte fare veramente del male.

Non solo, ma in molte piccole e grandi diocesi italiane, un certo numero di preti, tradizionalisti per scelta, corrono il rischio di imporre (quasi) alle loro comunità lo stesso percorso (per carità.... legittimo a livello personale ma non imponibile a livello ecclesiale).

Scelte personali legittime, rischiano perciò di avere sul clero diocesano e sulle stesse comunità ecclesiali effetti negativi nei termini di divisioni e polemiche.

Ecco perchè molti vescovi italiani e non stanno esercitando la massima cautela nella gestione di questa fase "delicata" della vita liturgica (e pastorale) della nostra Chiesa.

[continua a leggere]

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