Egitto, notizie confuse dei turisti rapiti: la rabbia dei blogger contro il regime

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Proseguono nel massimo riserbo i negoziati per la liberazione degli undici turisti stranieri e degli otto egiziani rapiti da venerdì scorso nella zona di deserto al confine tra Sudan ed Egitto. Secondo le ultime notizie, rese note da ministro degli Esteri Franco Frattini, gli italiani stanno tutti bene, hanno acqua e cibo e sono ben trattati dai rapitori. Ma allora perché non vengono rilasciati?

Le notizie sono ancora molto confuse, si sa che sono stati ritrovati cinque bagagli e che è stato individuato il luogo dove sono i sequestratori ma nessuno si azzarda ad intervenire, e si preferisce continuare la strada del negoziato. Altro punto oscuro, il riscatto: si parla di cifre con molti zeri, cinque sei otto, addirittura si è parlato di 15 milioni di dollari. Sarebbero i diplomatici tedeschi a tenere aperto il canale con chi tiene prigioniero il gruppo dei turisti e delle guide che si era spinto fino alla Gola della Acacie, fuori da percorsi conosciuti e dove non esiste controllo alcuno.

Continuano le misteriose trattative, e non sono solo i familiari dei sequestrati stanchi di questa confusione di informazioni: anche in Egitto, nel regime di Mubarak, il rais al potere assoluto da 27 anni, esplodono le proteste per come è stata gestita l'emergenza. Stampa e tv egiziana hanno dedicato alla notizia il minimo indispensabile, forse perché il business del turismo conta un giro di 8 miliardi di dollari con 11 milioni di visitatori stranieri l'anno?

Ma è soprattutto su internet che si scatena la rabbia contro un Governo che reprime libertà e opposizioni, che ha ammesso il sequestro solo pochi giorni fa, che non dice nulla su recenti rapimenti avvenuti nella zona, afferma il sito del quotidiano on line Al Misriun. Come i turisti rapiti nello stesso posto a gennaio scorso: furono tenuti prigionieri per dieci giorni dai guerriglieri della Sudan Liberation Army prima di essere abbandonati mezzi nudi nel deserto. Una vicenda tenuta segreta per evitare pericolose ripercussioni, che dimostra il clima di terrore che è stato instaurato.

"Dov'è il nostro esercito che ha attraversato il canale di Suez per liberare il Sinai? Che figuraccia!" Scrive Mohammad, uno dei tanti egiziani che lasciano un commento sul sito di Al Jazeera, protetti da pseudonimi, per paura di essere scoperti e catturati. Molti i commenti di indignazione verso l'atteggiamento di Mubarak, Hamada invece si rivolge direttamente a lui, accusandolo di muoversi solo per i turisti e non per il suo popolo, ricordando "quando 500 egiziani sono bruciati vivi nel treno per l'Alto Egitto lei dov'era presidente?"

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