Turisti italiani rapiti in Egitto: il racconto della prigionia

00liberiii.jpg Sono atterrati ieri notte all'1,45 all'aeroporto di Torino i cinque italiani liberati dopo dieci giorni di prigionia. Ecco i primi commenti rilasciati ai giornalisti: "È stata dura, spesso ci siamo chiesti se ce l'avremmo fatta, se avremmo avuto acqua e cibo a sufficienza, abbiamo avuto anche paura, ma le guide egiziane sono state la nostra forza", hanno confidato pochi minuti dopo l'atteraggio Giovanna Quaglia, Mirella Degiuli e Walter Barotto, incontrando i numerosi giornalisti che li attendevano, mentre Lorella Paganelli e Michele Barrera hanno preferito evitare i flash e allontanarsi.

"L'attacco è stato drammatico perché il deserto è affascinante ma è anche complicato. Il giorno che ci hanno rapiti ci eravamo insabbiati in una con le gip e quando li abbiamo visti arrivare abbiamo subito inteso che erano predoni e che non avevano buone intenzioni".

"Abbiamo sempre pensato che si trattasse di un rapimento a scopo di estorsione" hanno aggiunto gli ex ostaggi precisando poi che i rapitori "non ci hanno mai usato violenza fisica, anzi, tra noi e loro non c'è stato alcun rapporto diretto. In particolare noi donne" hanno precisato Giovanna Quaglia e Mirella Degiuli "eravamo per lo più con il capo velato e la testa bassa e trascorrevamo gran parte della giornata nascosti sotto le gip, coperti da lenzuola bianche per proteggerci da una temperatura che ha raggiunto anche i 60 gradi".

"Quando ci hanno lasciati andare, la sera di domenica, siamo partiti affidandoci a Dio, sapendo che non potevano sbagliare", hanno aggiunto i tre torinesi che, poi, a proposito del presunto blitz che avrebbe preceduto la loro liberazione hanno precisato: "Non abbiamo sentito alcuno sparo. A un certo punto ci hanno riconsegnato una gip, tre invece le hanno portate via, ci hanno dato un gps e ci hanno detto "right to go". Quindi siamo partiti senza ruota di scorta e con poca acqua, e per cinque o sei ore abbiamo viaggiato nel deserto fino a quando non ci siamo imbattuti in un gruppo di persone. Subito abbiamo temuto si trattasse di altri banditi, poi abbiamo capito che erano egiziani e allora abbiamo capito che era davvero finita".

Frattini conferma che non è stato pagato nessun riscatto, sarà vero, sarà un bluff? Tiziano Scolari di Schegge di Vetro ha citato in un post una testimonianza "profetica" di di Massimo Alberizzi, (Intervento Massimo Alberizzi.mp3), corrispondente dall'Africa del Corriere della Sera, che dalle sue fonti di prima mano ipotizzava già prima della conferma di Franco Frattini che tra le due cose, il rapimento degli Italiani e l'uccisione dei 6 uomini non ci fosse alcuna correlazione.

E aggiunge: "la realtà è che, purtroppo, in tutto il mondo i cittadini italiani sono molto ambiti per i rapimenti, perchè è universalmente noto che a differenza di altri stati l'Italia paga i riscatti per riavere indietro i propri cittadini, quasi sempre".

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