Omicidio di Perugia: le prove inchiodano il trio Amanda, Sollecito e Guede

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Nuovo capitolo della saga dei delitti più chiacchierati d'Italia. Nel confronto in aula di ieri davanti al gup Paolo Micheli per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, la biologa Patrizia Stefanoni della polizia Scientifica di Roma è stata la guest star della giornata. Suo il compito di resistere agli attacchi delle difese dei tre imputati - Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede - ed incastrarli sulla scena del delitto, rafforzando in pratica, la ricostruzione della procura. Con determinazione e sicurezza, la Stefanoni ha testimoniato senza cedimento che le tracce rilevate sulla scena del crimine inchiodano tutti e tre, nessuno escluso.

Finalmente una svolta importante per la soluzione di uno degli omicidi finora giudicato più nel tribunale mediatico che in un'aula di giustizia. Al centro del confronto di ieri c'erano soprattutto due prove biologiche: il dna di Raffaele Sollecito scoperto sul gancetto del reggiseno di Meredith e il profilo genetico della studentessa inglese rilevato sul coltello sequestrato nella cucina di Sollecito con il profilo genetico di Amanda sul manico. Il gancetto ha una strana storia: scoperto il 3 novembre sotto il cadavere di Mez è stato repertato il 18 dicembre dopo essere stato trovato accanto alla scrivania della giovane, un ritardo, dichiara la biologa dovuto al fatto che "lo abbiamo repertato quando ci siamo accorti che mancava una parte dell'indumento".

I consulenti medico-legali delle difese dei tre imputati, con l'inaffondabile Giulia Bongiorno, hanno cercato di incrinare senza successo il quadro accusatorio.

reggisenomez.jpg Hanno criticato il metodo di analisi del reperto (la polizia scientifica nell'esame non ha dato peso ai cosiddetti stutters, artefatti prodotti dal macchinari) che ha portato a prove contaminate, ma la Stefanoni ha risposto seccamente:"Abbiamo cambiato ogni volta pinze e guanti. La contaminazione è esclusa". Più in difficoltà la giovane poliziotta è stata sulla traccia scoperta sul coltello, ammettendo di aver potuto effettuare una sola analisi (per l'esiguità del materiale) ma ha aggiunto che nonostante il quantitativo di materiale biologico utile per l’analisi sia ridotto, applicando la metodologia corretta non ci sono dubbi.

Capitolo Rudy: le prove che lo inchioderebbero sul luogo del delitto come probabile complice sono non solo le sue tracce biologiche sparpagliate ovunque (come il tampone vaginale, le feci in bagno, il Dna sulla borsa della vittima e sul polsino della felpa, sporca di sangue, che Mez indossava) ma soprattutto il frammento papillare della sua mano e l’impronta della sua scarpa sul cuscino sotto il cadavere.

Quindi secondo la procura, Rudy mente quando sostiene di aver lasciato le sue impronte cercando di soccorrere Mez ma avrebbe avuto invece un ruolo dinamico nel delitto. E' certo che il corpo della studentessa fu spostato dopo l’omicidio. Forse Rudy l’afferrò per i polsi: una dinamica del genere è stata descritta anche dalla scientifica.

Si tornerà in aula il 18 ottobre, con Raffaele, Amanda e Rudy che continueranno ad assistere impassibili al dibattito di analisi, controanalisi, deduzioni, controdeduzioni, consapevoli di essere gli unici a conoscenza di cosa sia veramente successo quell'ultima sera di ottobre.

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