Nobel per l'economia 2008 al "profetico" Paul Krugman

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Nel pieno della crisi che ha messo in ginocchio l'America e il capitalismo e che ogni giorno riempie le pagine dei quotidiani, è stato assegnato il Nobel 2008 per l'Economia.

E a vincerlo è stato Paul Krugman, editorialista del New York Times ma soprattutto, economista liberal ipercritico con la new economy e, negli ultimi anni, con la politica economica del governo Bush. Krugman ha vinto il Nobel per i suoi studi sulle teorie degli scambi, ma il suo principale contributo al pensiero economico contemporaneo sono le idee nettamente keynesiane.

Autore di un blog visitatissimo, dove interpreta e spiega le tendenze economiche denunciando i grandi scandali e le storture dell'economia, nel suo ultimo libro, "La coscienza di un liberal", traccia una sintetica ma molto efficace lettura della politica americana anticipando in qualche modo la profonda crisi finanziaria che ha colpito gli Stati Uniti.

Un Nobel quindi che premia e sancisce le cause dell'attuale crisi nel crollo del sistema del credito illimitato, del liberalismo sfrenato, della finanza virtuale. Un Nobel "fuori dal coro" che apre ad un fiducioso cambiamento nell'economia globale. Tra le critiche alla politica di Bush, Krugman accusa gli Stati Uniti di essere l'unico grande paese sviluppato a non avere un sistema di assistanza sanitaria gratuita e in particolare la destra conservatrice di aver tentato un altro affondo sul sistema sanitario.

Non ha risparmiato feroci le critiche alla politica fiscale di George W. Bush, colpevole di aver ridotto le tasse ai ricchi e di aver riportato a livello degli anni '20 le distanze di reddito tra ricchi e middle class.

Sulle prossime elezioni americane, il neo-Nobel sostiene che il partito democratico se riuscira' ad ispirarsi ai veri valori liberal potra' realizzare la piu' importante riforma negli States dai tempi di Franklin Delano Roosvelt e cioe' un sistema di assicurazione sanitaria pubblica, che tra l'altro comporterebbe risparmi consistenti per gli americani che oggi pagano il 16% del pil per le spese sanitarie.

Ecco una parte del suo ultimo intervento in merito alla crisi globale:
"La politica alla fine è essere guidati da una chiara visione di che cosa è necessario fare. Il che apre l'interrogativo: perché a Londra vedono meglio che a Washington? E' difficile ignorare che la prima risposta di Paulson (ministro del Tesoro Usa, ndr.) è stata distorta dall'ideologia. D'altra parte, lavora in un'amministrazione la cui filosofia di governo può essere risassunta nel 'bene il privato, male il pubblico' che si concilia male con la necessità di parziale nazionalizzazione del settore finanziario". Su Repubblica.it qui è possibile leggere l'articolo di Paul Krugman  "Se la finanza è spazzatura". E se volete fargli i complimenti, lasciate un commento sul suo blog! 

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