Roberto Saviano, la rivelazione di un pentito: "vogliono ucciderlo entro Natale"

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UPDATE! Ore 17,30: Non ha mai parlato né è a conoscenza di un piano del clan dei Casalesi per uccidere Roberto Saviano. Queste, in sintesi, le dichiarazioni rese dal pentito della camorra Carmine Schiavone che è stato interrogato oggi. Molto rumore per nulla?

Uccidere Saviano entro Natale. Questo il piano della camorra, la notizia di seconda mano diffusa oggi dall'Antimafia, rivelata probabilmente alla polizia giudiziaria dal pentito Carmine Schiavone, del clan di Casal di Principe. Ora la polizia sta indagando sull'attendibilità dell'annuncio, nello stesso giorno in cui ricorre anche il secondo anniversario dall'inizio della sua vita sotto scorta: il 13 ottobre di due anni fa Roberto Saviano iniziava la sua vita blindata. Una figura scomoda che dall'ottobre del 2006 vive lontano da Napoli, dai luoghi e dalle persone che ama conducendo una vita negata, impossibile.

Da quando è uscito "Gomorra", dove ha raccontato le dinamiche criminali della camorra, denunciando gli interessi e gli intrecci del clan dei Casalesi, descrivendolo principalmente come un potere economico e imprenditoriale.
Ma anche dopo questo annuncio Roberto Saviano continuerà a far sentire la sua voce, a comunicare con quei milioni di lettori che hanno letto il suo libro, ad esempio attraverso il suo blog, dove aveva pubblicato "Lettera alla mia Terra" a seguito della strage di Castel Volturno, oppure il suo profilo su Facebook, che conta 5000 amici, o MySpace, dove moltissimi utenti gli hanno lasciato un messaggio di solidarietà dopo la notizia del piano della camorra.

E su queste stesse pagine Saviano ci fa sapere com'è canbiata la sua vita dopo Gomorra "non so se rifarei tutto quello che ho fatto" "È stata dura, durissima, all’inizio pensi che ce la puoi fare...poi ti accorgi di aver perso tutto, gli affetti, le amicizie, i legami. Le uscite blindate mi hanno fatti diventare un uomo peggiore, una persona ossessionata, chiusa, sospettosa" e continua "Sono sicuro di aver compiuto una cosa importante, ma non c'è mattina in cui mi chiedo perchè l'ho fatto e non mi so rispondere, non so se ne valeva davvero la pena". Ma Saviano è anche convinto di una cosa: "Sono i lettori che hanno messo paura ai poteri criminali, non io".

E spiega che denunce individuali, articoli coraggiosi, prese di posizioni ci sono sempre stati, ma non hanno mai preoccupato i boss. Come mai tutto questo accanimento contro di lui? Forse perché "quando sono milioni le persone che leggono un libro di denuncia, quando addirittura diventa economicamente vantaggioso denunciarli (editori, giornali, cineasti su Gomorra hanno guadagnato molto) allora qualcosa davvero cambia".

E' la boxe l'altro sogno di Saviano, perché "non esiste nulla oltre le mani, se non l'onore da difendere", una passione che si porta da dietro fin da quando era ragazzo e guardava al suo mito, il boxer Pietro Aurino, finito in galera per essere un affiliato del clan camorristico. "Solo la boxe mi salva, solo sul ring mi sento me stesso: lì non sono più teso, nervoso, non alzo la voce, non debbo pensare che chi mi è vicino possa tradirmi da un momento all'altro".

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