Roberto Saviano e quell'Italia che lo appoggia

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di Matteo Failla

Eh, c'è da scrivere un pezzo su Roberto Saviano a Matrix. Bisogna scriverlo perchè giornali e tg ci stanno frantumando i maroni da due giorni e non ci si può tirare indietro di fronte a cotanta abbondanza di informazione. C'è da scriverlo perchè Enrico Mentana ha messo in saccoccia un colpaccio mediatico non indifferente. C'è da scriverlo perchè l'Italia riesce ad indignarsi per 77 ore dimenticandosi all'ora 78 della propria indignazione: siamo un paese che riesce a sopravvivere con sbalzi d'umore quotidiani e improvvisi che poi si assestano sulla calma piatta. Oggi è il "day after", quindi possiamo parlare dell'argomento Saviano guardando il mondo dalla parte alta del grafico denominato "sdegno italiota".

Roberto Saviano ha fatto molto, pure troppo. Lo vedo piegato sulle bozze del suo libro, ignaro di ciò che sarebbe successo, lo vedo riflettere sul titolo Gomorra, qualcosa che ai tempi aveva un significato solo per lui, qualcosa che ancora non era un modo di dire alla maniera dei "Fannulloni". Lo vedo oggi sotto un'altra luce, quella del messia che ha risvegliato le coscienze. Lo ha fatto? Sì. Ma in lui vedo anche un ragazzo impaurito che ormai ha un'unica via da percorrere che porta il nome di Gomorra. Per farlo ha bisogno della massima visibilità. C'è chi accusa Saviano di cavalcare l'onda, chi lo vede come un uomo che ha da pubblicizzare qualcosa, che deve vendere, che deve fare soldi, che presto si trasformerà in una multinazionale.

Sono tutte balle, Saviano ha bisogno di visibilità per sopravvivere, lasciamo cadere nell'ombra il personaggio che ha creato Gomorra e cadremo nell'oblio mafioso. E questo è il meno. Lasciamo cadere nell'ombra il personaggio che ha creato Gomorra e lo condanneremo: lo Stato non è in grado di difenderlo. L'esposizione mediatica è la sua salvezza.

Ripercorrendo la sua partecipazione a Matrix ho deciso di focalizzarmi anche su un altro punto: quello della forma letteraria. No, non vi tiro un pippone di critica letteraria, tranquilli, ma la forza dirompente di Gomorra, è vero, risiede proprio nel suo essere un romanzo. Triste verità, triste per tutti noi italiani. Quante volte mi è capitato di leggere inchieste da brividi sulle organizzazioni criminali, inchieste ricche di dettagli e documenti. Robe che leggo solo io? No, ma la verità è che l'italiano medio si avvicina all'informazione cercando un culo in bella vista.

Ha ragione Saviano, i boss non hanno paura di lui ma della gente che legge Gomorra: una massa acritica che prende coscienza. L'ignoranza è l'arma di distruzione di massa delle organizzazioni mafiose. Un romanzo è più facile da leggere: è svelto, è immediato, coinvolge. Saviano ha avuto il merito di comunicare nella giusta maniera.

Ha messo a nudo i "principi" della criminalità, ma ha messo a nudo anche un modo di essere italiano, quello di chi non ha la capacità di vivere attivamente in un paese senza essere imboccato.

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