Delitto Perugia, il gup: "No agli arresti domiciliari per Amanda Knox e Raffaele Sollecito"

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E' stata confermata la custodia in carcere per Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Suvvia, ce lo si aspettava. Nessun coup de théatre da parte del gup di Perugia Paolo Micheli che, nell'ordinaza con la quale ha respinto la richiesta di revoca della custodia in carcere, ha sottolineato che c'è il rischio che  la "coppietta" possa commettere di nuovo crimini brutali (proprio come quello di Meredith Kercher) o, addirittura, fuggire.

Le ragioni? Sono tutte raccolte in un articolato fascicolo di 17 pagine, maturato in 9 ore di camera di consiglio. Riguardo alla reiterazione del reato Micheli parla di "fatti caratterizzati da dolo d'impeto" occorsi in un "contesto occasionale", occasionalità spiega infatti, non significa impossibilità di ripetere la condotta: "Soprattutto quando ci si determini a delinquere con tanta leggerezza".

Proprio sull'insostenibile leggerezza dell'imputato si sofferma Il Giornale che scrive: "Sollecito ha ascoltato le decisioni del giudice ed è caduto nel panico più infantile. Neanche l'avessero brutalmente svegliato con un elettrochoc". Inconsapevolezza, leggerezza. Insomma Sollecito e la Knox sembra che "caschino giù dal pero" ogni volta che si entra in aula. Inconsapevolezza? Falsa inconsapevolezza? Metabolizzazione rallentata? Chissà, l'impressione è che solo dopo le decisioni del gup, si sia palesato il loro destino. Chiosa Amanda, dalle pagine di Corriere: "Ho sperato troppo. Ora posso solo soffrire".

E sul pericolo di fuga il giudice sostiene che hanno influito non solo il fatto che Amanda sia americana o le "presunte (ma innegabilmente effettive) istanze di condizionamento del processo da ambienti extragiudiziari", ma anche i comportamenti di Amanda e Raffaele e delle persone loro vicine.

Una decisione lucida e razionale quella di Micheli che rovescia i termini della vicenda: "Partendo dal dato certo, costituito dagli elementi diretti a carico degli imputati e soprattuttodalla compresenza loro e di Rudy Guende sulla scena del crimine, i fatti ignoti che ne costituiscono il necessario pesupposto non debbono essere necessariamente provati con il rigore di un'ulteriore prova diretta ma è sufficiebnte ricorrere alla logica e al senso comune". Più semplicemente le tracce trovate nella casa di via della Pergola provano la presenza dei tre sulla scena del delitto, il resto viene da sè.

Per il Gup non è poi necessario trovare la prova di una telefonata tra i tre poichè: "Si ttrattava di ragazzi che abitavano pochi passi l'uno dal'altro" e continua affermando che in una cittadina universitaria: "Si è soliti incontrarsi nei soliti posti senza dover prima fare atto dal notaio".

Insomma il gup fa uso di logica e deduzione per fornire un'idea accettabile all'accusa contro i due imputati e sostiene che dopo il delitto l'ivoriano fuggì urlando mentre gli altri due rientrarono in casa per ripurirla.

Nel frattempo si discute molto  della vicenda in tv Bruno Vespa "riesuma" plastici e speciali scrive Swam; "Se il colpevole è il negro o lo zingaro è più facile fare giustizia" scrive Giornalismopartecipativo.

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