Vito Scafidi, il ragazzo di 17 anni morto nella scuola di Rivoli, continua a vivere nel ricordo del web

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In un periodo così delicato per la scuola pubblica italiana come questo una vicenda come quella di Rivoli è una vera e propria mazzata (foto Corriere). Di certo non fa bene e fa solo rabbia sentir parlare di tagli e riduzione di spesa in un settore che è già da anni ridotto e ridimesionato.

Dopo il dolore per la morte di Vito Scafidi è il momento dei vespai di polemiche. Infatti è stato il cedimento di un tubo di ghisa a causare la disgrazia come ha scritto Torino 2.0.

A causare il cedimento sarebbe stato un tubo di ghisa in un controsoffitto, lo stesso che ha ucciso Vito Scafidi, uno studente di 17 anni. Un tubo pesantissimo, tenuto su da alcuni cavi di acciaio, che è crollato. Qualcosa ha fatto sganciare i cavi che lo tenevano su, cosa di preciso lo diranno i tecnici. E' stata una fatalità.

Mentre sono in corso i rilevamenti tecnici è la scritta riportata su uno degli striscioni quella che fa più riflettere

"Come facciamo a crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?"

Nella mente dei torinesi e non solo è ancora vivida la vicenda della ThyssenKrupp. Anche Bertolaso ha definito la morte di Vito una morte bianca.

ScheggediVetro ha ricordato in questa occasione la tragica vicenda della scuola crollata di San Giuliano: molto si era promesso ma evidentemente poco è stato fatto.

Il ministro Gelmini promette che l'edilizia scolastica è una priorità ma molti le contestano i tagli e i mancati fondi. In realtà, secondo quanto riporta LaStampa, i soldi c'erano, ma problemi burocratici li hanno bloccati.

Ascuoladibugie punta il dito contro il ministro e invita chi di competenza a informarsi sulle condizioni delle scuole  così come Pollicino.

Il blogger di Passineldeserto ha lanciato una campagna e invita a segnalare i problemi e le esperienze scolastiche dei lettori, perchè due scuole su tre sarebbero a rischio.

Nel frattempo il web si dimostra ancora una volta veicolo primario per l'opinione popolare tanto che oltre a un profilo Netlog sono spuntati diversi gruppi su Facebook in memoria di Vito e sono stati creati anche diversi video su Youtube.  

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Il blog Torino 2.0 sta seguendo molto attentamente la vicenda, con video inviati da lettori e testimonianze. Si teme che nei prossimi giorni si assisterà a un rimbalzo di responsabilità, ma la madre di Vito chiede a gran voce un risarcimento pari a quello della fabbrica torinese

"Qualcuno pagherà per quello che è successo. Ancora non so chi, ma se hanno risarcito i parenti delle vittime della ThyssenKrupp, anch'io ho il diritto di chiedere i danni. Non per amore del denaro, solo per ottenere giustizia. Coi soldi si può far bene a chi soffre" 

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