Moschee in Italia: dopo l'arresto a Milano dei due presunti terroristi si riapre il dibattito

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La questione delle moschee in Italia torna prepotentemente in prima pagina dopo l'arresto di due presunti "apprendisti" terroristi magrebini qualche giorno fa a Milano. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni torna a parlare della moratoria proposta ieri dalla Lega e spiega che 

"sarà il Parlamento a decidere. Bisogna intervenire contro i centri culturali che diventano "luoghi di reclutamento e di finanziamento per attività terroristiche" 

Il problema fondamentale si può riassumere quindi con "moschee sì, ma centri culturali no". Perchè "non si sa mai dentro cosa succede".

Il Vaticano, tramite monsignor Gianfranco Ravasi, interviene nel dibattito ed è favorevole alla costruzione di nuove moschee, ma lo Stato deve controllare. Don Paolo Padrini di Passineldeserto scrive che

La posizione del Vaticano espressa oggi è molto logica anche se tempo che verrà presa di mira (almeno che qualche ministro con la lingua troppo lunga, sfugga al bavaglio della maggioranza...).

Da una parte la constatazione che il Governo ha il diritto di intervenire (anche perchè la legge lo consente) contro le associazioni a delinquere, anche se trovato riparo nelle moschee italiane. Chi delinque deve essere punito, e i luoghi di aggregazione devono essere controllati quando ci sia il reale rischio che diventino luoghi di delinquenza e di versione.

Dall'altra parte Mons. Ravasi ha ricordato come le grandi religioni non possono non rendersi visibili attraverso i loro luoghi di culto, e la tolleranza occidentale che contraddistingue la nostra società (che separa l'ambito religioso da quello laico) non può permettersi di vietare la costruzione di alcun luogo di culto.

Di sicuro il dibattito è infuocato ed è necessario usare tutte le cautele necessarie per evitare generalizzazioni pericolose. La Lega intanto insiste sulla moratoria, e, come suggerisce Umberto Bossi, non vuole che si costruiscano altre moschee. Roberto Cota, sempre del Carroccio, difende la posizione del partito:

"Chiediamo soltanto di fermarci un attimo a riflettere in attesa di una legge che regolamenti questo tema. Vogliamo tutelare il diritto di professare una fede, ma vogliamo tutelarci anche noi"

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