Dopo le denunce molestatore libero spara al padre della sua vittima. Si riaccende la polemica complice la sentenza Delfino

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Tre episodi negli ultimi giorni legati da un fil rouge inquietante. Venerdì scorso è stata proclamata la sentenza nei confronti di Luca Delfino, condannato a 16 anni e 8 mesi di carcere (e 5 anni in una casa di cura) per l'omicidio della sua fidanzata Antonella Multari, avvenuto a Sanremo nel primo pomeriggio del 10 agosto del 2007. Gli è stata riconosciuta la semi-infermità mentale che compensa l'aggravante della premeditazione.

Solo 16 anni per 40 coltellate sferrate con ferocia in mezzo alla strada, conclusione di una lunga storia di minacce e telefonate allucinanti che già di per sè avrebbero dovuto lanciare un allarme. Delfino poi è stato anche indagato per l'omicidio di Luciana Biggi, altra sua ex, ma era stato poi assolto per insufficienza di prove. Così ha ucciso di nuovo. E tra 16 anni potrà farlo tranquillamente di nuovo.

Sabato scorso invece a Mariano Comense Enrique Perino, un muratore di Cabiate (Como), ha sparato riducendo in fin di vita un ex carabiniere, Vincenzo Di Maso, ed è stato trasferito in carcere dopo poche ore di latitanza. Di Maso è il padre di una ragazza che Perino ha molestato per anni, tra inseguimenti e insistenze. Anche in questo caso a nulla sono valse le denunce.

Perino tra l'altro era stato condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione per una violenza sessuale, due anni fa, ma ha scontato soltanto poche settimane. Anche lui come Delfino ancora fuori dal carcere, libero di scorrazzare, molestare e minacciare. Se non peggio.

Ultima storia in ordine di tempo quella avvenuta ieri sera a Rozzano, alle porte di Milano. Un uomo, un ex muratore con precedenti penali, ha telefonato all'ex moglie, ubriaco, minacciando di ucciderla e ha tamponato ripetutamente un'auto dei carabinieri chiamati dalla donna, insultandoli e minacciandoli. Sul suo capo il divieto di avvicinarsi all'ex moglie e ai figli di 14, 17 e 24 anni.

Sono sufficienti divieti, denunce o diffide per scoraggiare atti del genere?

Purtroppo, come più volte ripete l'Associazione Italiana Vittime della Violenza, no. Spesso infatti questi criminali, che si macchiano di delitti orrendi (ma anche stupri, minacce e vessazioni di ogni genere) non scontano per intero la loro pena e spesso ricevono anche agevolazioni e sconti. Per cui tornano sulla strada prima del previstoe chissà che non vadano a "finire il lavoro".

Fanno riflettere le parole di Rocco Multari, papà di Antonella

"In questo schifoso Paese che si chiama Italia la Giustizia non esiste più per nessuno. Lo dico a tutti quanti, pubblicamente, fatevi giustizia da soli come farò io un domani se questo qui tornerà libero"

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