Il papà di Tommy in coma come Eluana: batte il cuore ma lo sguardo è fisso nel vuoto

onofri-23gen.jpg"Sono contro l'accanimento terapeutico. Se a Paolo dovesse succedere qualcosa, se dovesse essere necessario rianimarlo o prendere nuovi farmaci, direi no, lasciatelo andare".Sono queste le parole di Paola Onofri a Corriere. Moglie di Paolo Onofri, papà di Tommy, il piccolo di 17 mesi rapito e ucciso il 2 marzo del 2006.

L'uomo è ricoverato nel centro di riabilitazione «Cardinal Ferrari» di Fontanellato (Parma), dopo l'infarto che lo ha colpito 11 agosto scorso . Era in vacanza con la famiglia sui monti nei pressi di Folgaria, quando si è accasciato a terra colpito dal malore in arresto cardiaco, senza ossigenazione al cervello. Il suo cuore oggi batte, ma l'uomo è in stato vegetativo da sei mesi.

Sembra che la sorte si sia accanita su questa famiglia. Prima Tommy, poi Paolo. Racconta a Corriere la signora Paola: "Sono tre anni di massacro, ma dopo la fine che ha fatto mio figlio, forse, nulla più mi spaventa".

E il pensiero vola subito ad Eluana: "Prima che accadesse a me, ho sempre seguito la storia di Eluana, sono sempre stata dalla parte del padre Beppino. Ma ora che sono nelle sue condizioni, è difficile decidere".

Nel frattempo dalla rete giungono numerosi messaggi di solidarietà alla famiglia. In particolare, sul sito dell'associazione Tommy nel cuore che Paolo Onofri e la moglie hanno creato per ricordare Tommaso.

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