Il racconto terribile dello stupro di Guidonia: prima dell'aggressione volevano violentarne un'altra

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Lo avevamo previsto. Scatta la giustizia fai-da-te a Guidonia (come era già avvenuto nei giorni successivi al brutale stupro, in versione random però, ovvero completamente a caso (foto Corriere). E' esplosa una bomba carta contro una macelleria gestita da un cittadino romeno a Villalba di Guidonia. Coincidenza o fatto esterno? Al momento non si sa nulla, se non che l'esplosione ha divelto la serranda del negozio e ha mandato in frantumi la vetrina.

Sono stati pubblicati oggi i primi racconti di quella notte terribile: il più giovane del branco, Mirel Huma, 20 anni, ha confessato. Ecco il suo racconto pubblicato dal Corriere

"Mezz'ora prima dello stupro in via della Selciatella, era arrivata in macchina un'altra coppietta. Noi, sempre con una pinza e un'ascia, abbiamo rotto un finestrino, li abbiamo fatti scendere, li abbiamo prima rapinati dei portafogli e dei telefonini, poi abbiamo deciso di violentare la ragazza. Il fidanzato, però, era troppo alto e robusto e non c'entrava nel bagagliaio della piccola utilitaria, così abbiamo pensato che sarebbe stato complicato abusare della giovane e intanto tenere lui a bada. Così alla fine abbiamo lasciato perdere, quelli se ne sono andati e noi siamo rimasti nascosti tra le siepi, perché sapevamo che in quella zona sarebbero arrivate presto altre prede. Infatti, è arrivata l'Opel Corsa e alla guida c'era proprio la ragazza che abbiamo violentato..."

Mirel continua

"Abbiamo atteso che spegnessero le luci e si sistemassero sul sedile posteriore: abbiamo rotto un finestrino e fatto scendere lui, lo abbiamo chiuso nel bagagliaio e ci siamo spostati con l'auto 200 metri più avanti, in una discarica dove sapevamo che non sarebbe mai venuto nessuno. Un posto isolato. La ragazza era sul sedile posteriore. Noi siamo scesi e poi a turno, uno per volta, ognuno di noi è entrato e l'ha violentata. Io all'inizio ho esitato ma poi ho fatto come gli altri. Anzi, uno l'ha violentata due volte. Quindi le abbiamo strappato la catenina e siamo andati via a piedi con i loro telefonini e le scarpe di lui. Per giorni siamo rimasti nascosti in una casa di Castel Madama, aspettando che il romeno padrone della Bmw ci venisse a prendere per portarci via"

Ma vi vogliamo proporre anche la testimonianza tratta da Repubblica della barista stuprata a Capodanno da un giovane che gli amici difendono a spada tratta

"ho botte e lividi dappertutto. Ma il dolore più grande è quello interiore, per me, per i miei cari. Ci sono le notti in cui non riesco a dormire, mi sveglio urlando, mi sforzo di ricordare un particolare, un dettaglio. I giornali domani parleranno di altro, ma quello che è successo non passa, non per me [...] Hanno scritto che mia sorella era con me, come per far credere che lei avrebbe dovuto difendermi. Non c'erano né lei né il mio ragazzo, ero andata con altri amici. E nemmeno loro avrebbero potuto salvarmi perché in quel maledetto bagno c'ero andata da sola"

Ecco cosa ricorda di quegli attimi maledetti

"Ero nel padiglione 1, suonava il dj Sven Vath. Mi sono allontanata per andare in bagno e mentre entravo mi hanno aggredita. Ho lottato con tutta la forza che avevo, ma invano. Mi sembrava di morire soffocata, con le mani quello mi teneva il collo e non mi lasciava respirare. Non so come, alla fine, sono riuscita a scappare. Se fossi stata drogata come dicono non ce l'avrei mai fatta"

Come già avevamo sottolineato ieri in rete c'è stato molto sbigottimento alla notizia degli striscioni di solidarietà, come sottolinea LaCasaDegliOrrori. IlBallodiSanVito si chiede cosa chiederanno di fare a Davide Franceschini, difeso dagli amici, mentre ai quattro di Guidonia la folla urla contro. Polemico anche NelNomedell'Odio mentre Metilparaben si chiede dove fossero coloro che urlavano contro il branco mentre si commetteva lo stupro visto che spesso, quando una donna è vittima di violenza, può urlare finchè vuole, ma non arriva nessuno.

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