Nettuno, indiano bruciato per noia: "Volevamo fare un gesto eclatante"

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Si annoiavano. I tre ragazzi italiani, un minorenne e due maggiorenni, che la notte scorsa hanno dato fuoco a un indiano mentre dormiva su una panchina della stazione ferroviaria di Nettuno, erano in cerca di emozioni forti.

Volevano finire la serata, trascorsa tra droga e alcol, con un gesto eclatante. Dopo il pub avevano iniziato a vagare in macchina. Alla ricerca della solita scorribanda. Poi la brillante idea. Immotivata, violenta, cieca. Una furia che ha travolto Singh Navtè, di 35 anni, che ora riporta sul 40% del corpo ustioni.

E quando li hanno condotti in caserma hanno fatto i duri, scrive Corriere. Hanno tentato anche di negare l'evidenza. Poi  il minorenne ha ammesso, senza alcun segno di pentimento: "Avevamo bevuto tanto e c'eravamo fatti le canne. Era tardi e stavamo ancora girando in macchina. Cercavamo un barbone, non doveva essere per forza uno straniero. Se era romeno o negro non ci fregava niente. Siamo passati dalla stazione e abbiamo visto uno sulla panchina".

Non per razzismo, no per xenofobia, non per denaro. Ma solo per tedio.  Quasi come se, scrive Passi nel Deserto, questo particolare cambiasse di  una virgola questo fatto che - da solo - dovrebbe farci vergognare di essere (oggi) italiani

Durissime le reazioni.

L'escalation di violenza delle ultime settimane non è una colpa politica. Non è la destra o la sinistra, anche se Veltroni, sempre in stato agonizzante, si affretta a puntare il dito contro Alemanno e a snocciolare una scarica di banalità. Walter, credi che Roma fosse più tranquilla e tollerante quando c'eri tu in Campidoglio, tra rom, stupri e violenze contro gli immigrati? A noi non risulta.

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