Suicida l'orefice Massimo Mastrolorenzi, che uccise due rapinatori, dopo l'accusa di omicidio volontario

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UPDATE! 1 marzo
Ancora non è stata fatta luce sulla vicenda. Pare che prima del suicidio ci sia stato un violentissimo litigio tra il gioielliere e la sua convivente: la donna è stata ricoverata in ospedale per le botte ricevute. Forse Mastrolorenzi credeva di averla uccisa.

Non è passato molto dalla sentenza di Giovanni Petrali, il tabaccaio che nel 2003 uccise uno dei suoi rapinatori, che è stato condannato a 1 anno e 8 mesi di carcere. Nello stesso anno a Roma era successo un fatto simile: un orefice romano di 65 anni, Massimo Mastrolorenzi nel maggio del 2003 uccise due rapinatori che stavano tentando un colpo nella sua gioielleria nel quartiere Testaccio.

Come per Petrali per lui una settimana fa era stata riformulata l'accusa: non più eccesso di legittima difesa ma duplice omicidio volontario.

Ma a differenza del tabaccaio di Milano Mastrolorenzi non ce l'ha fatta e si è tolto la vita nella sua abitazione di via Casalotti, alla periferia di Roma.

Tutto aveva avuto inizio il 9 maggio del 2003, quando il gioieilliere era stato picchiato e legato da due rapinatori (come Petrali). Mastrolorenzi riuscì a liberarsi e sparò cinque colpi di pistola che uccisero i due rapinatori, Giampaolo Giampaoli e Roberto Marai.

Si era parlato di una condanna a otto anni di reclusione, senza concessione delle attenuanti generiche. Ma se l'11 marzo del 2005 era stato prosciolto, il 20 ottobre del 2006 era stato rinviato a giudizio.

La sentenza era poi stata annullata e quindi si è iniziato daccapo.

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