Tragedia Saras, operai in sciopero e rose rosse sui cancelli: eppure un video già denunciava i rischi

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La Saras è una raffineria, anzi la raffineria più grande d'Italia, scrive Daniele Puddu, curatore del blog Sardegna. Ieri, tre operai a causa di esalazioni di azoto, sono morti mentre stavano pulendo una cisterna della raffineria a Sarroch, a pochi chilometri da Cagliari.

Daniele Melis, Bruno Muntoni, Luigi Solinas e Luca Fazio, dipendenti della Comesa, una ditta esterna che lavora per la Saras, nel primo pomeriggio di ieri si trovavano "nell'impianto Mildhydrocracking 1, fermo per manutenzione programmata", quando è iniziata la tragedia.

Luigi Solinas si è introdotto per primo nella cisterna. Ad assisterlo c'era il collega Fazio. Quest'ultimo si accorge che il collega all'interno della cisterna è privo di sensi,tenta di salvarlo ma cade. Muntoni e Solinas lo raggiungono, entrano nella cisterna e cercano di tirarlo fuori. Muntoni muore immediatamente, Melis poco dopo. Fazio miracolosamente si salva.

Oggi l'impianto è sottoposto a sequestro dalla magistratura dopo l'apertura dell'inchiesta. Al momento un migliaio di persone stanno presidiando i cancelli della Saras, su cui sono state legate tre rose rosse e tre rose bianche in omaggio ai tre operai morti ieri. L'impianto, come racconta Sardegna, era già stato protagonista del documentario a cura del regista e produttore Massimiliano Mazzotta, intitolato OIL e che denuncia l'alta incidenza di malattie tumorali negli operai e negli abitanti del paese vicino alla raffineria della famiglia Moratti (qui il video).

Gianmarco e Massimo Moratti, presidente e amministratore delegato della Saras, hanno ribadito la propria vicinanza alle famiglie delle vittime: "Siamo, come voi, in attesa di capire cosa sia successo - hanno detto - perché tutto ci saremo aspettati tranne che un incidente di questo tipo".

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