La triste storia degli immigrati e dell'Atm milanese

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Mohamed Hailoua è stato sfortunato. La "colpa" è dei cinque magrebini, arrestati la scorsa settimana, che volevano organizzare nella primavera del 2006 attentati nella metropolitana. C'è insomma un problema di sicurezza che impedirebbe a Mohamed, un ragazzo marocchino regolarmente residente in Italia dal 2004, di fare richiesta per lavorare in Atm. Anche se avrebbe il curriculum richiesto.

Nonostante il procuratore aggiunto Armando Spataro abbia puntualizzato che "la metropolitana milanese non ha corso alcun rischio nel 2006 poiché, più che un piano per un attentato, l'inchiesta della Procura di Milano ha posto in luce solo l'esistenza di un vago progetto, mai entrato neppure nella fase preparatoria", bisogna obbedire ai dettami di un Regio decreto del 1931 ancora in vigore. Tale decreto prevede che tra i requisiti richiesti per l'assunzione in Atm c'è quello della cittadinanza italiana o di altro paese dell'Unione Europea

Oggi ci sarà l'udienza del ricorso che Mohamed ha presentato qualche settimana fa, ma ci sono da considerare queste premesse, nonostante il presidente di Atm Elio Catania in persona abbia ammesso che questo regio recreto andrebbe rivisto e modificato:

"Potrebbe valer la pena di rivederlo, visto che ha più di settant'anni. È superato, antistorico e totalmente inadatto a gestire aziende moderne orientate all'efficienza per erogare servizi ai cittadini"

Molti hanno parlato di un ricorso "sensazionalistico" visto che il ragazzo non ha mai presentato domanda. Il vicesindaco Riccardo De Corato commenta

"Le accuse di razzismo sono assurde, è un'operazione studiata a tavolino per farsi un po' di pubblicità. Atm rispetta una legge dello Stato dettata da ragioni di sicurezza. E che gli ultimi inquietanti episodi su progetti di attentati islamici nella metropolitana inviterebbero a non modificare"

Gli avvocati dell'azienda dei trasporti spiegano

"Il servizio di pubblico trasporto involge delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed è particolarmente esposto, ad esempio, a rischi di attentati. È proprio di questi giorni la notizia, apparsa sulle maggiori testate giornalistiche, che cinque terroristi magrebini avrebbero organizzato un attentato nella metropolitana milanese che avrebbe dovuto realizzarsi prima delle elezioni del 2006. Il legame personale del cittadino allo Stato dà maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumità pubblica"

Ma il regio decreto prevede che gli aspiranti lavoratori abbiano sì cittadinanza italiana, ma anche europea. Se anzichè un ragazzo marocchino avesse fatto ricorso un americano (che è "extracomunitario") o un giapponese (che è sempre "extracomunitario") se ne sarebbe parlato comunque? Non è che con il termine "extracomunitario" si sottintenda il binomio "islamico=presunto terrorista" come suggerisce Sabatoseraonline?

Se lo chiede anche Repubblica, che legge tra le righe del "rifiuto di assunzione" l'accusa per Mohamed di essere un potenziale "terrorista" e "sabotatore" (quest'ultima accusa in merito al passaggio "un'analoga delicatezza deve rinvenirsi, altresì, nell'attività di chi opera manutenzione dei mezzi, o di chi svolge, su di essi, comunque attività di tipo tecnico").

Gli avvocati che assistono il ragazzo si chiedono

"Collegare la cittadinanza a questioni di terrorismo è assurdo. Perchè allora la stessa norma non è in vigore anche per le aziende del gas o per le ferrovie?"

Atm ci tiene a precisare che è

"disponibile ad una revisione costruttiva del regio decreto che possa aprire il mercato del lavoro anche a soggetti extracomunitari per dare la possibilità, ad esempio, ad un cittadino giapponese di lavorare in un Atm Point per dare supporto"

Soprattutto in vista dell'Expo, dato che sono previsti molti turisti stranieri in arrivo e di sicuro del personale straniero può aiutare molto.

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