Crisi, cattive gestioni e follie aziendali: il caso della Zincar

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I militari della guardia di finanza sono stati a Palazzo Marino per acquisire documenti nell'ambito dell'inchiesta sul fallimento della Zincar, una società partecipata a maggioranza del Comune. Dopo i derivati e gli incarichi d'oro la faccenda Zincar rischia di essere il nuovo scandalo che coinvolge ancora una volta l'amministrazione comunale.

L'inchiesta ipotizza il reato di peculato e sono state consegnate le trascrizioni delle audizioni in commissione Bilancio di tutte le persone coinvolte nella vicenda, compreso Francesco Baldanzi, ex direttore generale Zincar.

Ripercorriamo la storia della società come raccontata da Repubblica. Nel 1999 Edison Termoelettrica e Aem creano una società con l'idea di sperimentare "la tecnologia delle celle a combustibile solido dette zinco-aria su una flotta di cento furgoni elettrici per il trasporto merci". Nel 2005 la giunta Albertini diventa socio di maggioranza.

Ma negli anni si susseguono sprechi e spese inutili che portano i conti della Zincar verso il 'rosso': molti parlano di "sofferenze di bilancio mascherate". Le fatture sono state pagate da Palazzo Marino senza verifiche di sorta.

A novembre il consigliere dei Verdi Maurizio Baruffi, che con Basilio Rizzo aveva più volte denunciato in Consiglio la vicenda, dice in aula che quella della società "è una vicenda che sembrerebbe tutta interna a Forza Italia, perché il presidente del cda e uno dei consiglieri sono stati nominati dal sindaco e il terzo componente, nella quota di indicazioni riservata ai consiglieri comunali, è stato indicato dai consiglieri di Forza Italia".

Il capogruppo di Forza Italia Giulio Gallera spera in extremis in una 'cordata' per salvare l'azienda. Ma non c'è niente da fare, la società fallisce.

Per colpa proprio di quelle tante spese inutili, spese che i revisori della Price Waterhouse Coopers hanno portato in commissione Bilancio per mostrare come il rendiconto finale della Zincar fosse basato su dati non veri.

Infatti il valore delle opere portate a compimento è inferiore di 4 milioni e mezzo rispetto a quanto indicato nel bilancio pre-liquidazione, mentre i costi previsti per ultimare le commesse già avviate sono di 7 milioni e mezzo in più rispetto a quanto indicato nello stesso bilancio. Tra i costi delle commesse sono poi finite spese per oltre 1 milione e 100mila euro che non c'entravano nulla.

Finora però non si riesce a stabilire quando e sotto la gestione di chi è iniziato il disastro della Zincar. Di sicuro si sa solo che gli amministratori dell'azienda attingevano in continuazione dalle casse. Il deficit patrimoniale sfiora i 14-18 milioni di euro.

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