Due anni fa moriva Paola Romano: sul blog "Amici di Paola" la battaglia continua

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Riportiamo qui un comunicato che ci è giunto oggi via mail. "Una compagnia di Stato come la Siremar del gruppo Tirrenia che trasporta milioni di passeggeri all'anno - soprattutto d'estate quando, per l'intenso traffico, aumenta il rischio di incidenti - ha inteso utilizzare in maniera anomala una norma del codice della navigazione per non pagare il danno dovuto a passeggeri feriti o addirittura morti. A due anni infatti, dal disastro dell’aliscafo Giorgione della Siremar schiantatosi il 9 agosto sulla scogliera frangiflutti del porto di Trapani, non solo non siamo stati risarciti per la morte di mia sorella Paola, ma proprio in questi giorni il Tribunale di Palermo ci ha notificato che la Siremar ha attivato la procedura di “limitazione del debito amatoriale” come previsto dagli articoli 620 e seguenti del codice della navigazione che, di fatto, si traduce nella negazione del risarcimento del danno alle vittime del disastro".

La denuncia è della giornalista Serena Romano che dal giorno successivo alla morte di Paola Romano – avvenuta l'11 agosto 2007 dopo 48 ore di coma - ha avviato una propria inchiesta giornalistica per scoprire la verità sulla dinamica dell'incidente. Inchiesta che arricchita di segnalazioni di “gente di mare” ha alimentato il blog “Amici di Paola” di rivelazioni di cui anche la magistratura ha dovuto tenere conto.

E sul blog, oltre che in tribunale, la Romano intende continuare la sua battaglia anche contro questa che definisce "una vergognosa iniziativa della Siremar per scaricarsi delle responsabilità del disastro. Nel caso del Giorgione, infatti, poiché la maggior parte della colpa è stata attribuita al comandante dell'aliscafo, la Siremar – che però non è esente da responsabilità come risulta dalle perizie del Tribunale che pubblicherò integralmente sul blog - vorrebbe sostenere che le spetta solo in parte di risarcire il danno alle vittime, perché il colpevole non è l’armatore ma il comandante. Insomma è come se domani, cadendo un aereo, la compagnia dicesse agli eredi dei defunti: "fatevi risarcire dal pilota!".

In realtà come sostengono la Romano e i suoi legali che hanno presentato opposizione a tale procedura : "La limitazione del debito armatoriale può essere attivata solo nei confronti di creditori ed esclusivamente dall’armatore e non dal proprietario della flotta. In questo caso, invece, la Siremar utilizza questa normativa pur essendo proprietaria del “Giorgione” e la utilizza considerando le vittime creditori e non passeggeri danneggiati. La normativa invocata dalla Siremar appare, dunque, palesemente illegittima: perché, in contrasto con il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione,  privilegia il vettore navale rispetto a tutti gli altri vettori - tenuti a risarcire integralmente i passeggeri danneggiati - ed è stata attivata con l’evidente scopo di negare di fatto il diritto al risarcimento alle vittime del disastro".

"Perciò se tale procedura fosse ritenuta valida, creerebbe un allarmante precedente in Italia dal punto di vista della legittimità costituzionale: significherebbe, infatti, che le compagnie di navigazione – e solo le compagnie di navigazione - in caso di incidenti potrebbero rifiutarsi di risarcire in misura congrua i passeggeri feriti o deceduti".

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