Attentato Kabul, l'Italia si stringe alle famiglie dei caduti: polemiche anche nel giorno del dolore

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Emozione e dolore, hanno accompagnato ieri l'addio ai sei parà della folgore caduti giovedì scorso a Kabul, in Afghanistan. Dentro la basilica di San Paolo Fuori Le Mura a Roma per l'ultimo saluto, un intero Paese. In prima fila il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il premier Silvio Berlusconi visibilmente commosso e le più alte cariche dello Stato. Ai lati dei feretri i familiari delle vittime, ormai senza più lacrime. Poi i militari con il berretto amaranto sul capo. E i tre parà e il maresciallo dell'Aeronautica rimasti feriti nell'attentato. Infine tanti cittadini, con la bandiera verde, bianco, rossa in mano. Le sei bare avvolte nel Tricolore allineate sul sagrato. Lo stesso che, nel 2003, accolse le vittime della strage di Nassiriya.

La giornata del dolore è iniziata intorno alle 10, quando i feretri di Antonio Fortunato, Roberto Valente, Massimiliano Randino, Davide Ricchiuto, Giandomenico Pistonami e Matteo Mureddu, a bordo di un autocarro militare scoperto, hanno lasciato il Celio, dove era stata allestita la camera ardente.

Alle 11 ha preso il via la cerimonia funebre. Ci sono commozione e solennità nel rito officiato dall'ordinario militare per l'Italia, mons. Vincenzo Pelvi che nell'omelia ha ricordato le vittime chiamandole per nome. Sul finire della cerimonia l'ex parà Gianfranco Paglia, rimasto ferito in Somalia, ha letto la preghiera del paracadutista e ha concluso con un sentito "Grazie ragazzi". Subito dopo, dalla chiesa si è levato il grido ''Folgore!'' accompagnato da un applauso. Sul cielo di Roma il passaggio delle frecce tricolore.

Nel giorno del lutto nazionale non sono mancate le polemiche. Alcuni istituti elementari della Capitale non hanno osservato il minuto di silenzio, come chiesto in una circolare del ministero dell'istruzione Gelmini, costretto a chiedere scusa ai familiari delle vittime. Poi il pensiero del ministro Umberto Bossi: "Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti", che chiede il ritiro delle truppe.

Infine il momento della protesta, il meno opportuno. Un uomo, dell'apparente età di 60 anni, è salito sull'altare e ha gridato al microfono per tre volte "pace subito". Lo sfogo, che ha suscitato qualche attimo di imbarazzo, non è però stato ascoltato: la Sardegna ha salutato ieri la Brigata Sassari in partenza per l'Afghanistan dove, entro i primi di ottobre, sostituirà la Folgore.

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