Giallo di Garlasco, il pm si scontra con la difesa sulla nuova perizia: ci sono ancora troppi punti irrisolti

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"E adesso tut­to si chiarisce, è un punto a mio favo­re"

Così ha commentato Alberto Stasi, come riporta il Corriere, la notizia della nuova perizia del medico legale che ribalterebbe nuovamente tutto dalla sua parte, avvalorando l'ipotesi della sua innocenza per il caso che lo vede implicato, ovvero l'omicidio della sua fidanzata, Chiara Poggi (foto Lastampa).

Se la perizia ha ragione che ne è stato degli undicimila euro spesi per le sole fotocopie degli atti, dei due anni di indagini, di venti faldoni di carte, di 180 testimoni e di venti fra periti e consulenti?

I punti chiave che scagionerebbe il ragazzo dalla pesantissima accusa a suo carico sono due: per massacrare Chiara a colpi in testa l'assassino ha agito in due momenti e in tutto l'azione potrebbe aver richiesto anche alcune decine di minuti.

Alberto inoltre avrebbe un'alibi certo fra le 9.36 e le 12.20, l'arco di tempo in cui lavorò al suo computer portatile.

L'accusa però concentra l'attenzione sulla fascia 9.10-9.36: alle 9.10 Chiara infatti disattivò l'allarme di casa. Ma quei 26 minuti sarebbero troppo pochi per farci stare quelle "decine di minuti" e la fuga verso casa come spiega il Corriere. A meno che si contano due decine di minuti (ovvero venti in tutto) più cinque/sei per tornare a casa.

Con la perizia di ieri cade anche la certezza che sul pedale della bicicletta di Alberto ci fosse il sangue di Chiara: c'è il suo Dna "ma non si può precisare di quale materiale biologico si tratta".

Come spiegavamo poi ieri è anche possibile che Alberto non si sia sporcato le scarpe di sangue. Questo per due ragioni:

- Stasi poteva avere le scarpe pulite pur essendo stato sulla scena del delitto in quanto le macchie di sangue avrebbero potuto disperdersi sull'erba bagnata

- è presumibile che il sangue di Chiara sparso sul pavimento fosse in buona parte secco

Resta però un mistero: a casa si Chiara non ci sono tracce di nessun altro se non di Alberto, e non c'è nessuno fra i 180 testimoni sentiti che abbia mai indicato un possibile nemico di Chiara. Il pm non dimentica poi la questione delle immagini pedopornografiche passate sul computer e salvate nel disco esterno di Alberto.

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