Sentenza europea: via il crocefisso dalle aule. Il mondo politico si divide, i blogger dibattono

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La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha deciso che non è possibile affiggere crocefissi in un istituto scolastico perché costituisce "una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni".

La sentenza è stata emessa su richiesta di Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 avevo chiesto che venisse staccato il crocefisso dalla parete della classe frequentata dai due figli.

A quel tempo la richiesta venne negata dal Tar del Lazio, con la motivazione che il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell'identità del Paese.

Com'era prevedibile questa decisione ha causato molteplici reazioni nel mondo politico. Vediamone insieme qualcuna.

Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha dichiarato: "La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione", seguita a ruota da Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc: "È la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea".

Su opposte posizioni troviamo Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista che afferma: "Esprimo un plauso per la sentenza: uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni, ma non identificarsi con nessuna" e Nicola Atalmi, consigliere regionale dei Comunisti Italiani: "La Corte europea di Strasburgo ha finalmente riportato l'Italia in Europa".

Con cautela inconsueta il Vaticano ha annunciato di voler aspettare la pubblicazione delle motivazioni della sentenza prima di esprimersi al riguardo.

Anche i nostri blogger hanno commentato la notizia: Pollicino ha sottolineato che la presenza del crocifisso in classe esprime il dominio di una religione sulle altre, e che un cattolico non sente l'esigenza di fissare un simbolo per avvertire la presenza di Dio.

Passi nel deserto invece parte da posizioni diverse per arrivare ad una conclusione simile: un insegnante cristiano, volente o nolente, porta sempre nel suo modo di relazionarsi con gli allievi un senso religioso dell'esistenza. Togliere il crocefisso non cambia la situazione ma anzi può essere un segnale di risveglio per quei cristiani "astratti" che fanno della religione una questione di simboli.

Nel resto della blogosfera vogliamo segnalare l'intervento di Wittgenstein che contesta con un autoesplicativo "ma parla per te" Bersani che definisce il crocefisso "una tradizione non offensiva per nessuno".

L'ultima notizia arrivata è che l'Italia presenterà ricorso, con la speranza di poter ribaltare la sentenza.

Per approfondimenti leggete Pollicino e Passi nel deserto

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