Parma: dopo Cucchi un altro giovane muore in cella, carceri sotto accusa

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Ancora un altro caso di morti misteriose in carcere. La notte del 6 novembre, infatti, è morto nella sua cella Giuseppe Saladino, 32 anni. Le cause sono tutt'ora ignote, si sa solo che quando era entrato in carcere era in perfetta salute.

Il giovane era stato condannato lo scorso maggio a 14 mesi di arresti domiciliari dopo essere stato sorpreso a razziare le monete dei parchimetri del centro di Parma. Questo venerdì aveva violato il confinamento nella propria abitazione ed era stato portato al carcere di via Burla, dopo che una pattuglia della polizia lo aveva identificato e fermato per strada.

Saladino è stato quindi arrestato alle 17: alle 8 della mattina seguente la madre, Rosa Martorano, ha ricevuto una telefonata del direttore del carcere che le comunicava la morte del figlio.

La donna vuole fare luce sul decesso e ha nominato un perito che insieme a quello incaricato dal pubblico ministero Roberta Licci si occuperà del caso. Per conoscere l'esito dell'autopsia bisognerà attendere il termine delle indagini.

Il carcere di via Burla era già stato sotto i riflettori della cronaca dopo che il 27 ottobre scorso Francesco Gozzi, 52 anni, affiliato alla cosca Latella di Reggio Calabria, si era tolto la vita impiccandosi con una corda fatta di lenzuoli. L'uomo scontava l'ergastolo in regime di carcere duro, ed è stato ipotizzato dalla Procura di Bologna il reato di istigazione al suicidio.

Il caso di Giuseppe Saladino ricorda da vicino quello di Stefano Cucchi, su cui ci sono alcuni aggiornamenti. 

Secondo la testimonianza resa ai magistrati il 3 novembre da un immigrato clandestino di 31 anni, il giovane romano sarebbe stato pestato da due agenti di polizia penitenziaria all'uscita dal bagno del Palazzo di Giustizia dove si trovava in attesa del processo. Il motivo sarebbe stato il suo rifiuto a rientrare in cella, nella quale sarebbe poi stato trasportato. Qui S.Y., queste le iniziali del testimone, ha potuto constatare da vicino i segni causati dalle violenze.

Dopo le polemiche scoppiate in seguito alle dichiarazioni di Giovanardi continua il dibattito intorno alla condizioni di salute di Stefano al momento dell'ingresso in carcere. Tre associazioni (abuondiritto.it, italiarazzismo.it e innocentievasioni.net) hanno pubblicato sui loro siti on line tutta la documentazione clinica, i referti, i diari sanitari e le cartelle cliniche di Stefano Cucchi. Luigi Manconi, presidente di "A buon diritto", spiega che si tratta di un gesto necessario, perché "da questa documentazione emerge come una moltitudine di operatori della polizia giudiziaria, del personale amministrativo e delle strutture sanitarie, abbiano assistito - inerti quando non complici - al declino fisico di Stefano Cucchi fino alla morte".

Le notizie di questi fatti hanno fatto il giro del mondo, dato che durante il concerto dei Massive Attack, svoltosi a Milano il 7 novembre, sono state proiettate immagini riguardanti il caso, accompagnate dallo slogan "Verità e giustizia per Stefano Cucchi!". Un appello che ci sentiamo di condividere

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