Roma, vertice Fao: nessun risultato concreto, il Papa contro l'Occidente e l'harem di Gheddafi

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Impossibile non vedere un parallelismo tra gli accordi  presi tra Usa e Cina e il documento firmato all'unanimità nel summit della Fao che si sta tenendo a Roma. A dire il vero si dovrebbe parlare di non accordi e di un documento vuoto, dato che i risultati ottenuti dai due incontri più importanti per il futuro della Terra in questi giorni sono stati perlomeno deludenti, se non dei passi indietro.

I due colossi economici mondiali, infatti, hanno deciso che risoluzioni troppo impegnative riguardo alle emissioni di gas serra, e quindi riguardo lo sviluppo industriale, non possono trovare posto nella loro agenda. In questo modo viene anche privato di qualsiasi valore il futuro vertice di Copenaghen, che si aprirà il 7 dicembre, poiché difficilmente gli altri Paesi coinvolti si discosteranno dalle linee guida tracciate da America e Cina.

Allo stesso modo la prima giornata delle tre previste dal vertice Fao si è chiusa con una grande delusione: il documento firmato dai 192 Paesi dell'Onu presenti al summit ha sì riconfermato gli impegni fissati dal G8 dell'Aquila, ma, a parte la generica dichiarazione che "i governi rafforzeranno i loro sforzi per dimezzare il numero degli affamati entro il 2015", non sono stati presi provvedimenti concreti, in particolare nessuno stanziamento di fondi è stato messo in cantiere.

Il direttore generale della Fao Jacques Diouf si è dichiarato molto deluso dal risultato ottenuto e ha voluto precisare che non ha partecipato alle negoziazioni, ma che anzi queste sono state concluse sua assenza. Il suo obiettivo, dice, era quello di ottenere un fondo di 44 miliardi di euro necessari per l'assistenza allo sviluppo, ma è stato largamente disatteso.

Gli unici dati concreti usciti dal vertici sono state le promesse di raggiungere i traguardi imposti dal Millenium Goal nel campo della lotta alla povertà e alla fame. Tra i vari risultati che gli Paesi dell'Onu dovrebbero conseguire entro il 2015 ci sarebbe la riduzione del 50% del miliardo di affamati del 1997 (i quali nel frattempo sono diventati almeno 100 milioni di più, anche se qualcuno parla di 200 milioni, attualmente). Si tratta, come si può facilmente intuire, di una proposta totalmente irrealistica, data l'entità della situazione e il poco tempo disponibile: alcuni interlocutori, infatti, hanno chiesto di spostare la scadenza al 2025, ma invano.

Tra i vari interventi del summit si è segnalato quello di Benedetto XVI che ha voluto sottolineare come le risorse della Terra siano sufficienti a sfamare la totalità della popolazione mondiale e che l'attuale problema della fame è dovuto ad uno squilibrio nella distribuzione di queste risorse, squilibrio che dovrebbe essere colmato attraverso la promozione delle agricolture dei Paesi in via di sviluppo. Particolarmente scalpore ha suscitato la sua requisitoria  contro il lusso e l'opulenza dell'Occidente, e l'appello a ripensare la povertà non come un fenomeno strutturale ormai facente parte integrante di un sistema economico ma come una piaga che può essere eliminata attuando cambiamenti concreti.

Molti hanno riscontrato nelle parole del Papa una certa ipocrisia, facendo leva sulle ricchezze che la Chiesa possiede e sulla disponibilità di denaro particolarmente ingente, si vedano ad esempio i gruppi su Facebook  che propongono l'ipotesi irreale di una vendita dei gioielli del Papa per sfamare il Congo. Se da una parte queste critiche hanno un certo fondamento (in Italia la Chiesa costituisce una forza economica non indifferente), dall'altra dimenticano gli sforzi e i risultati raggiunti dalle innumerevoli missioni cristiane diffuse in tutto il mondo. Qualcuno invece ha sottolineato che la stessa Fao, l'organizzazione che più dovrebbe essere rivolta contro una oculata gestione del proprio patrimonio, spende la maggior parte delle proprie risorse nel pagamento dei dipendenti.

Ovviamente un evento di queste dimensioni non poteva non generare tutta una serie di notizie folkloristiche collaterali. Iniziamo dal presidente del Consiglio Berlusconi, organizzatore del summit, che ha voluto fortemente presenziare all'apertura delle discussioni. Questa ferrea decisione è stata messa in correlazione con il processo  di Milano che si svolge in questi giorni e quindi nella sua supposta impossibilità a presentarsi in tribunale C'è poi stata tutta la serie di polemiche riguardo alla congestione del traffico nella capitale, argomento sul quale Alemanno ha dichiarato di aver chiesto la disponibilità dei capi di Stato nell'organizzare le misure di sicurezza pensando anche ai cittadini romani. C'è infine il polverone sollevato dalle notti di Gheddafi, che si è intrattenuto con 200 hostess per una lezione sul Corano, sull'Islam e sulla condizione delle donne nel mondo mussulmano.

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