Delitto di Perugia, oggi processo d'appello per Rudy Guede: "Non ho ucciso Meredith"

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UPDATE!   h.14.45  La Corte d'Assise d'Appello di Perugia ha respinto le richieste della difesa di Rudy Guede in merito alla riapertura parziale dell'istruttoria dibattitimentale, all'ascolto di testimoni, alla disposizione di una perizia sugli asciugami e al deposito di una consulenza sul comportamento di Rudy dopo il delitto.

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Si è aperto oggi il processo d'appello a Rudy Guede, già condannato a 30 anni per l'assassinio della studentessa di Perugia Meredith Kercher. I giudici hanno accolto la richiesta del giovane che le udienze si tengano a porte aperte, contrariamente a quanto prevede il rito abbreviato scelto dall'ivoriano, perché sia resa nota a tutti la verità, anche se è stato vietato l'accesso a fotografi e telecamere.

L'imputato ha voluto fare una lunga dichiarazione in cui si è detto ancora una volta innocente, ma ha confidato di essere tormentato dal rimorso di non aver fatto abbastanza per soccorrere la ragazza. "Voglio far sapere alla famiglia Kercher che non ho ucciso né violentato la loro figliola. Non sono quello che le ha tolto la vita. L'unica cosa di cui la mia coscienza dovrà rispondere e per la quale nessun tribunale potrà assolvermi è di non essere riuscito a salvare Meredith", questo il messaggio lanciato ai congiunti della vittima.

La difesa chiederà la riapertura parziale del dibattimento per ascoltare nuove testimonianze e risentirne altre che, secondo i legali, potrebbero aprire scenari inesplorati prima. Gli avvocati, inoltre, credono fermamente in una recente perizia effettuata sugli asciugamani rinvenuti accanto al corpo della vittima, che Guede sostiene di aver utilizzato nel tentativo di soccorrere Meredith tamponando la ferita al collo.

Il giovane ha sempre affermato di essersi trovato sì sul luogo del delitto, ma che nel momento decisivo sarebbe stato in bagno e avrebbe visto per un attimo l'assassino mentre scappava. Poco prima avrebbe assistito ad una vivace discussione tra Meredith e Amanda riguardo a questioni di denaro, che potrebbe essere un possibile movente dell'omicidio. Riguardo al suo tentativo di fuga Guede, secondo le perizie effettuate dal criminologo Vincenzo Mastronardi e dallo psichiatra Alessandro Meluzzi, sarebbe stato assalito da una "sindrome post traumatica grave da stress" che potrebbe spiegarne il comportamento anomalo.

Gli altri due imputati per il delitto, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ritorneranno in aula venerdi' 20 novembre davanti alla Corte d'Assise di Perugia: la sentenza potrebbe arrivare tra la prima e la seconda settimana di dicembre.

Il processo ormai si è trasformato in un caso mediatico e ogni tipo di ipotesi, giudiziaria o meno, è stata vagliata. Ricordiamo solo il Prof Carlo Torre che ha sostenuto l'unicità del colpevole dell'omicidio e l'impossibilità di una azione di gruppo; il dibattito intorno alla figura di Amanda, definita, a seconda dell'osservatore, una dark lady o una brava ragazza; i rapporti sentimentali incostanti tra i due fidanzati, ormai ex; ed infine i sinistri ritrovamenti di coltelli e candele nella casa del delitto, che recentemente è stata rimessa in affitto.

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