Caso Battisti: sì dal Brasile all'estradizione, si aspetta la decisione del presidente Lula

cesare-battisti.jpg

Pare che stia per concludersi la lunga fuga di Cesare Battisti, durata quasi 30 anni, ormai.

Ieri infatti il Tribunale federale supremo ha stabilito, con un verdetto di 5 voti favorevoli contro 4 contrari, l'estradabilità dell'ex terrorista, poiché i crimini da lui commessi sono "reati comuni e non politici". Per questo motivo lo status di rifugiato politico, che gli era stato concesso a gennaio dal ministro brasiliano della Giustizia Tarso Genro, non può più essere considerarato legittimo.

La Corte Suprema ha quindi ritenuto di dover sottoporre la decisione a ratifica del presidente Lula, per rispetto dei poteri che la Costituzione gli riserva nei rapporti internazionali. L'unica strada che potrebbe essere percorribile per salvare Battisti sarebbe quella della "persecuzione politica", ovvero sia se ci fossero rischi che, giunto in Italia, potesse essere soggetto a discriminazioni per ragioni politiche. Caso però che appare alquanto improbabile

Cesare Battisti è stato condannato come responsabile dei quattro omicidi di Antonio Santoro, Lino Sabbadin, Pierluigi Torregiani e Andrea Campagna, avvenuti durante le azioni di dimostrazione politica effettuate dal gruppo PAC (Proletari Armati per il Comunismo), l'organizzazione extraparlamentare armata di estrema sinistra che insanguinò gli anni 70.

Dopo l'arresto, avvenuto nel 1979, riuscì ad evadere dal carcere di Frosinone in cui era rinchiuso e fuggì in Francia, dove trascorse un anno da clandestino, per poi passare gli anni 80 in Messico. Nel decennio successivo ritornò in Francia, dove, trovato rifugio grazie al rifiuto d'oltralpe di estradare criminali politici, iniziò la carriera letteraria come traduttore e scrittore di romanzi noir. A seguito di una richiesta di consegna del Governo Italiano, nel 2004 fuggì nuovamente, questa volta diretto in Brasile e qui gli venne riconosciuto lo status di prigioniero politico dal Guardasigilli Genro, anche per sospetti sulla presunta irregolarità del processo effettuato in Italia.

Il ministro della Giustizia Alfano, in seguito alla dichiarazione del Presidente Lula di voler accettare la decisione della Corte, si è detto "fiducioso e confortato". Il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini ha espresso "viva soddisfazione per la decisione delle autorità brasiliane, che permette di sperare in una rapida e positiva conclusione di una vicenda che ha profondamente turbato l'opinione pubblica italiana".

I parenti delle vittime sono rimasti sconvolti dalla novità, forse perché non si aspettavano degli sviluppi decisivi in questa direzione. "Non importa se non sconterà tutto l'ergastolo, quello che conta è che Cesare Battisti vada in galera e ci resti a lungo.", questa è stata la dichiarazione di Alberto Torregiani, figlio dell'orefice ucciso il 16 febbraio 1979 a Milano.

Chi invece non ha preso bene la notizia, come prevedibile, è il fratello di Cesare, Domenico, che ha sempre sostenuto la sua innocenza. A lui l'ex terrorista avrebbe confidato la volontà di porre fine alla sua vita in Brasile, nel caso fosse confermata l'estradizione in Italia". Ricordiamo che nei giorni scorsi, quando si era iniziato a parlare della possibile sentenza della corte, aveva iniziato uno sciopero della fame per sostenere le proprie ragioni, sciopero, che, a quanto pare, non ha ricevuto ascolto.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO