Referendum in Svizzera: no a nuovi minareti, in Italia Castelli propone il crocifisso sul tricolore

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A sorpresa ieri il referendum per il divieto di costruzione di nuovi minareti in Svizzera è stato approvato con il 57% di voti a favore.

L'iniziativa, nelle intenzioni dei promotori dal grande partito dell'Unione democratica di centro (Udc), mirava a porre un freno alla progressiva islamizzazione del paese; già in precedenti campagne questo corpo politico si era scagliato contro l'immigrazione battendo il tasto della paura popolare con cartelloni che rappresentavano un'invasione a suon di minareti e donne in burqa. Il risultato però ha lasciato stupefatti gli stessi responsabili del referendum, che non si aspettavano un risultato a favore così eclatante.

Il provvedimento non colpirà i quattro minareti presenti nel paese dei quattro cantoni, in cui la popolazione di religione islamica si attesta al 5% circa, ma si limiterà a bloccare l'innalzamento di nuove torri, con una aggiunta alla Costituzione che reciterà così, sommariamente: "L'edificazione di nuovi minareti è vietata".

Le reazioni pubbliche non hanno tardato ad arrivare: innanzitutto il Governo svizzero, contrario al referendum, così come la maggioranza, ha voluto precisare che l'esito del referendum non nasconde rigurgiti xenofobi. Il ministro della Giustizia Eveline Widmer-Schlump ha affermato infatti: "L'odierna decisione popolare riguarda soltanto l'edificazione di nuovi minareti e non significa un rifiuto della comunità dei musulmani, della loro religione e della loro cultura. Il governo se ne fa garante". L'unico motivo sembra essere il timore di derive fondamentaliste, ma non la volontà di ostacolare in toto della religione islamica.

La Commissione europea ha commentato la notizia con un certo disappunto, anche se ha sottolineato che non vi è assolutamente la volontà di intromettersi nelle decisioni di un paese terzo. Dove e come edificare edifici religiosi spetta dunque alla sovranità della Svizzera, anche se si auspica che la libertà di religione sia rispettata il più possibile.

In Italia la reazione più forte è stata quella della Lega Nord che nelle parole di Roberto Castelli ha espresso piena approvazione per l'accaduto. Il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha poi affermato che è intenzione della Lega proporre che venga apposto sulla bandiera italiana il crocifisso, a simbolo della cristianità del paese :"Occorre un segnale forte per battere l'ideologia massonica e filoislamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega".

La proposta, molto controversa, è stata immediatamente rifiutata da esponenti del Governo, quali ad esempio La Russa che ha affermato che la dichiarazione di Castelli "è solo una battuta che può fare chi non capisce che le bandiere non sono bandierine che se ne possa sventolare una diversa ogni giorno". Per quanto riguarda il crocifisso "basta saperlo tenere dentro la nostra cultura e la nostra tradizione cristiana".

A questo proposito, però, il Vaticano ha commentato la notizia affermando che la la libertà di espressione religiosa si trova in pericolo in Europa e definendo il referendum "un duro colpo alla libertà religiosa e all'integrazione".

Cronache da Thule

riporta l'ipotesi abbastanza curiosa che la decisione degli svizzeri sia da collegare alla salvaguardia estetica del tipico paesaggio elvetico, fatto di montagne innevate, campanile, guglie, ma non di certo minareti. Si tratta di una teoria forse un po' estrema, dato che difficilmente qualche torre in più avrebbe potuto sfigurare la skyline di Ginevra o rovinare una cartolina da St. Moritz. Per quanto sia vero che l'identità culturale di un popolo dipende anche dalla sua raffigurazione iconica sembra molto più probabile che in questo caso la Svizzera abbia voluto limitare l'incidenza della popolazione islamica nella vita civile del paese, contrastando in questo caso col tradizionale senso di tolleranza che si associa ai nostri d'oltreconfine.

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