Delitto di Perugia: oggi la difesa di Amanda, "l'Amelie di Seattle" vittima degli inquirenti

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Sono iniziate oggi al processo di Perugia le arringhe dedicate alla difesa di Amanda Knox, dopo la giornata di ieri in cui l'avvocato Giulia Bongiorno si è prodotta in uno show spettacolare di circa 7 ore per fare valere le ragioni del suo assistito Raffaele Sollecito.

Davanti alla corte questa mattina ha parlato Carlo Dalla Vedova, legale della studentessa americana, che ha descritto l'intero procedimento contro di lei come "un'onda anomala, uno tsunami" che le ha rovinato l'esistenza. Ha poi ricordato come si sia scatenato un processo mediatico parallelo a quello giudiziario che ha visto come protagonista la ragazza di Seattle, dipinta dai media come una dark lady, un angelo nero, che avrebbe manipolato il suo fidanzata dell'epoca per compiere il delitto contro Meredith Kercher, verso la quale avrebbe nutrito un odio viscerale.

L'avvocato ha sottolineato come a carico di Amanda non ci sia nulla, trattandosi di un processo puramente indiziario senza alcuna certezza, per cui tra l'altro è stato già riconosciuto colpevole Rudy Guede, condannato a 30 anni

Amanda, "una ragazza acqua e sapone", come l'ha definita Dalla Vedova, si è presentata in aula con una lunga treccia, abiti neri molto sobri e ha sempre rivolto lo sguardo al suo difensore, affiancata da un'interprete di cui però non si è servita. Secondo l'avvocato il processo è stato costruito su "fondamenta deboli", sopratutto se si tiene conto che lei e Raffaele furono i primi a dare l'allarme la mattina del 2 novembre.

La ragazza era stata descritta ieri dalla Bongiorno "l'Amelie di Seattle, una ragazza che guarda la gente con gli occhi di una bambina, sprizza energia ed ha un approccio con la vita spontaneo ed imprudente", riferendosi al popolare film "Il favoloso mondo di Amelie", la cui protagonista era una giovane donna ingenua e spontanea.

Avendo contraddistinto il ruolo di Sollecito quale "allegato silenzioso" dell'americana l'avvocato ha voluto specificare come i due ragazzi siano stati vittima di inquirenti astiosi (avevano definito "due serpi" gli imputati) e ansiosi di trovare immediatamente i colpevoli del delitto, anche ignorando volutamente gli indizi a loro favore.

Ieri è stato ricordato anche il primo indizio riscontrato contro Sollecito fu un'impronta di scarpa a lui attribuita, poi rivelatasi appartenente a Rudy Guede: la difesa ha quindi segnato un punto a proprio favore perché il ragazzo è stato trattenuto in prigione per tutto questo tempo proprio a causa di quell'indizio.

Infine si è definito ridicolo un processo in cui non si è ancora trovato un movente per un delitto così efferato, in special modo per Raffaele, innamorato, in procinto di laurearsi e che conosceva appena la vittima, avendola vista sporadicamente.

Domani sarà ancora il turno della difesa di Amanda, mentre si attende la sentenza per la giornata di venerdì.

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