Delitto di Perugia, Raffaele Sollecito in aula: "Non sono mai stato un violento e non lo sarò mai"

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Oggi a Perugia, al processo per il delitto di Meredith Kercher, era il turno delle repliche dell'accusa, ma la scena è stata catturata interamente dalle dichiarazioni spontanee di Raffaele Sollecito, che ancora una volta ha voluto dichiarare con forza la propria innocenza ed estraneità ai fatti esaminati.

Il ragazzo ha tenuto un discorso in cui ha confidato tutta la disperazione che ha provato negli ultimi due anni, ma anche la fiducia nella giustizia italiana: "Non ho ucciso Meredith e non ero in quella casa. Ogni giorno che passa spero che il vero colpevole confessi. Vi chiedo di restituirmi la mia vita. So che lo farete perché, nonostante tutto, nonostante quello che sto vivendo sia molto pesante, ho ancora fiducia nella giustizia Non sto vivendo un incubo, ma sopravvivo a una situazione drammatica."

Raffaele ha poi detto di non comprendere le ricostruzioni dell'accusa, né il modo in cui è stato coinvolto nella vicenda, sopratutto perché non aveva alcun motivo di astio verso Meredith, né il rapporto con Amanda era realmente così stretto: "Sono coinvolto in una vicenda assurda di cui non so nulla. Ho ascoltato il pm e non ho ancora capito quale sia il mio ruolo. Sento dire che Amanda ha ucciso Meredith per questioni legate all'igiene e agli uomini. Un quadro che stento anche solo ad immaginare. Vorrei capire perché io ho partecipato all'omicidio, non trovo i motivi. Mignini ha detto che ero Amanda-dipendente, ma l'avevo conosciuta solo pochi giorni prima del delitto. Ero molto affezionato a lei, ma si trattava di un legame tutto da verificare. Non esiste alcuna dipendenza e se Amanda mi avesse chiesto qualcosa che non condividevo avrei detto no come mi era già successo con altri miei amici. Figuriamoci se mi avesse chiesto qualcosa di terribile come uccidere una ragazza".

Infine Sollecito ha voluto definire la propria indole, assolutamente incapace di compiere un atto di una tale efferatezza: "Non sono mai stato un violento, non lo sono e non lo sarò mai".

Per quanto riguarda l'accusa, invece, è stato un intervento all'insegna dello spettacolo. Innanzitutto il pm Manuela Comodi ha voluto riprendere le parole dell'avvocato Bongiorno sulla “casa senza soffitto e senza cucina”, con le quali si prendeva gioco dell'impianto accusatorio, a suo dire traballante, e ha raccontato la favola dei tre porcellini, in cui delle tre case costruite solo una resta in piedi. Inutile specificare che i due edifici destinati a cadere sono quelli messi in piedi dalla difesa di Amanda e Raffaele, mentre la costruzione più stabile sarebbe quella dell'accusa.

Poi, con l'ausilio di un reggiseno, si è voluto mostrare come fosse possibile per Raffaele lasciare solo la traccia del gancetto, sul quale sono rimaste impronte del suo Dna.

Infine è stata completamente ribaltata la tesi della difesa per cui l'innocenza di Sollecito sarebbe dimostrata dalla sua prontezza nell'avvertire la polizia, perché, ragionando specularmente, potrebbe essersi trattato solamente di un modo per allontanare i sospetti da sé e nulla di più.

Domai la Corte si riunirà in camera di consiglio per decidere il verdetto finale che forse porrà fine alla vicenda giudiziaria, anche se molto probabilmente dovremo assistere agli appelli dei due imputati.

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