Ritrovata la targa di Auschwitz, arrestati i ladri: si escludono legami con ambienti neo-nazisti

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Il furto  dell'insegna sul cancello d'ingresso del campo di concentramento nazista di Auschwitz si è concluso nel migliore dei modi. La polizia infatti è riuscita a catturare i cinque ladri responsabili e a recuperare la refurtiva, che era stata trafugata nela notte tra giovedì e venerdì.

La grande scritta "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi), spesso citato erroneamente come apologia del lavoro, è stata segata in tre parti per essere trasportata meglio. Dietro all'increscioso atto criminale ci sarebbe l'ombra di un collezionista che ne avrebbe commissionato l'asportazione, anche se al momento la sua identità resta ignota.

I cinque ladri, tra i 20 e i 39 anni, sono stati arrestati grazie ad un blitz notturno, composto dalla polizia polacca, gli agenti speciali della Guardia di frontiera, il servizio segreto e i reparti scelti del ministero della Difesa, che ha avuto come obiettivo un'abitazione privata nel nord del Paese. Sono stati esclusi collegamenti con ambienti neo-nazisti come era stato ipotizzato nelle prime ore dopo la scomparsa del cimelio storico.

Si pensa che la scelta della località in cui sono stati ritrovati i criminali non sia casuale, ma anzi dovrebbe indicare che i cinque erano pronti a oltrepassare il confine del Paese, o erano diretti verso un porto.

Il museo di Auschwitz assieme ad anonimi donatori nelle prime ore dopo la rivelazione del furto aveva offerto 115.000 zloty (equivalenti a circa 39.000 dollari) per coloro che avessero fornito indicazioni utile per ritrovare l'insegna.

Il triste monito fu realizzato da Jan Liwacz, prigioniero 1010, entrato ad Auschwitz il 20 giugno del 1940, dissidente politico polacco non ebreo. L'uomo, che di mestiere faceva il fabbro, si vide ordinare dal comandante Rudolf Höss la costruzione di quell'oggetto terribile.

Il suo primo pensiero fu quello di reagire all'ironia inumana che rappresentava la scritta: "Gli aguzzini volevano imbrogliare le vittime fino all' ultimo. Illudere i morti viventi che sarebbero sopravvissuti. Lavorando. E' diabolico. Lo slogan è stato posto anche all' entrata di altri campi e nei ghetti. Con lo stesso obiettivo: uno scherzo cinico, demoniaco". Così fece in modo di forgiare la "B" di "Arbeit" a rovescio, in modo da fissare un piccola testimonianza del tentativo di ribellione che si agitava nell'animo dei prigionieri.

La vicenda ha scatenato alcune polemiche sulla necessità di dotare il campo di concentramento di Auschwitz, così come gli altri, di un servizio di sorveglianza attivo 24 ore su 24, in modo che in futuro non sia più possibile per i malintenzionati distruggere i segni della memoria di uno dei periodi più oscuro della storia del mondo.

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