Rosarno: demolite le baracche gli immigrati partono, indagini su coinvolgimento 'ndrangheta

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La situazione di Rosarno è tornata alla normalità, se si può chiamare la condizione di un paese devastato dalla violenza scatenata da entrambe le parti coinvolte.

Da domenica sono iniziate le demolizioni delle baracche in cui vivono i lavoratori immigrati, i quali sono fuggiti dal paese, chi con pullman, chi con i treni fatti arrivare dal prefetto di Reggio Calabria, dirigendosi verso altri centri del Sud o verso il Nord. Non vi è stata necessità di insistere, dato che la maggioranza ha capito che la loro presenza non era più possibile dopo i fatti avvenuti nei giorni precedenti.

Le forze dell'ordine stanno procedendo anche all'identificazione della popolazione immigrata, per poi valutarne la situazione giuridica, decidendo di conseguenza se indirizzarli verso i centri di accoglienza in attesa di essere espulsi dall'Italia o se lasciarli andare verso altre località alla ricerca di un nuovo lavoro, si spera lontano dall'influenza della criminalità organizzata. Per i giovani migranti rimasti feriti negli scontri è stato deciso di concedere il permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Per la giornata di oggi è prevista una manifestazione spontanea degli abitanti del paese allo scopo di diradare i sospetti di xenofobia e razzismo che sono stati avanzati in questi giorni. Gli organizzatori hanno commentato così l'iniziativa, che dovrebbe essere anche un richiamo all'intervento delle istituzioni politiche, accusate di non aver fatto abbastanza per risolvere la situazione: "La Rosarno civile, pulita, accogliente e solidale scenderà in piazza per dire basta contro questo terrorismo mediatico che si alimenta di stereotipi e pregiudizi destituiti di qualsiasi fondamento reale. Dopo che i riflettori si saranno spenti sui fatti di Rosarno chiediamo alle istituzioni locali, regionali e nazionali di farsi carico una volta per tutte della situazione di abbandono istituzionale, mancanza di sicurezza e prospettive di sviluppo vissuta dalla popolazione di questo territorio".

Nel frattempo le indagini continuano per stabilire le responsabilità riguardo all'evento scatenante la rivolta degli immigrati. Sembra che ad accendere la miccia potrebbe essere stata la notizia, fatta circolare da ignoti, della morte di quattro extracomunitari. Lo ha affermato don Pino Demasi: "Fino all'Epifania qui era attiva una rete di solidarietà. Queste persone, malgrado le condizioni difficili, riuscivano a vivere. Il ferimento con colpi ad aria compressa potrebbe non essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, la situazione è diventata difficile quando si è diffusa la voce che quattro immigrati erano stati ammazzati, da quel momento è partita la rivolta".

Pesa su tutta la vicenda l'ombra della responsabilità della 'ndrangheta, che potrebbe essere coinvolta in più aspetti. Il sostituto procuratore della Procura nazionale antimafia, Alberto Cisterna, ha spiegato in questo modo una parte della storia: "A sparare agli immigrati sono stati sicuramente uomini della ‘ndrangheta, per far vedere che sono loro a controllare il territorio. Quando la gente si è sentita aggredita si è rivolta ai mafiosi che sono stati costretti ad intervenire perché non possono perdere la faccia. Così hanno mandato qualche squadraccia di giovani killer che hanno sempre a disposizione per incutere terrore. I primi che hanno sparato giovedì scorso addosso agli immigrati sono stati sicuramente i rampolli di mafia".

Non c'è bisogno di specificare, però, che le ragioni per cui gli immigrati avevano provocato fastidio alla popolazione possono essere fatte risalire alle condizioni lavorative e igieniche in cui si trovavano nelle loro abitazioni: inutile puntualizzare che la gran parte della raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro è gestito da affiliati alle cosche, per cui si può benissimo visualizzare un serpente che si morde la coda come immagine per spiegare i fatti.

Si è assistito al solito gioco dello scaricabarile in ambito politico. Maroni, dopo essere stato attaccato dal governatore della Calabria Agazio Loiero per la scarsa presenza dello Stato, ha voluto precisare che in realtà sarebbe dovuta intervenire la Regione: "Non voglio fare polemiche, ricordo solo che le Regioni hanno la competenza esclusiva, per esempio, per quanto riguarda gli aspetti sanitari e tutto si può dire tranne che nella bidonville di Rosarno fossero rispettate le norme sanitarie. Le Asl avevano ed hanno il potere di intervenire e fare sgomberare e chiudere questi luoghi. E questo non si è fatto".

Speriamo che dopo tante parole, spesso inutile e fuori fuoco, si assista finalmente ad un accenno di dibattito serio per quanto riguarda la questione immigrazione che in Italia, nonostante sia da decenni all'ordine del giorno, è considerata un'emergenza, e non una componente strutturale del Paese, come dovrebbe ormai essere riconosciuta.

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