"Eluana Englaro non fu uccisa". Scagionati il padre e i medici, riparte l'esame del biotestamento

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La vicenda giudiziaria di Beppino Englaro è finalmente giunta al termine. Ieri il Gip di Udine Paolo Milocco ha disposto l'archiviazione riguardo alle indagini sulla fine di Eluana Englaro. Oltre al padre, accusato di omicidio volontario, erano coinvolti nelle indagini i medici della clinica La Quiete di Udine, tra cui l'anestesista Amato De Monte, capo dell'equipe medica che attuò il protocollo, per i quali il reato prospettato era concorso in omicidio volontario aggravato per aver applicato l'interruzione della nutrizione dell'idratazione.

Nella motivazione del giudice si legge: "La prosecuzione dei trattamenti di sostegno vitale di Eluana Englaro non era legittima in quanto contrastante con la volontà espressa dai legali rappresentanti della paziente, nel ricorrere dei presupposti in cui tale volontà può essere espressa per conto dell'incapace. Il decesso non è stato conseguenza di pratiche diverse da quelle autorizzate e specificate nei provvedimenti giudiziari".

Il padre della ragazza ha dichiarato di essere sollevato per il modo in cui si è conclusa la vicenda, e che ha sempre sentito di essersi mosso nella piena osservanza della legge: "Per uno che ha sempre agito nella legalità e nelle trasparenza non poteva esserci altra conclusione. Io sono sempre stato tranquillo, se si può usare questo termine considerando la tragedia che ho vissuto. Ho sempre detto che agivo e avrei agito solo nella legge e nella giustizia, e questo mi è stato riconosciuto".

Era stato aperto un fascicolo dalla Procura di Udine subito dopo la morte della giovane, avvenuta il 9 febbraio 2009, dopo 17 anni di coma vegetativo. L'archiviazione del fascicolo era stata chiesta in precedenza dall'avvocato degli indagati, con il sostegno di una serie di perizie mediche, che avevano stabilito l'irreversibilità del coma vegetativo nel quale si trovava Eluana Englaro.

Tra le voci che hanno commentato la notizia svetta quella della senatrice Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del Pdl, che ha criticato duramente la sentenza come segnale di una deriva inumana: "Nessun tutore o sanitario può privare una persona incapace del sostentamento vitale essendo anche in palese contrasto con la deontologia medica." Secondo la politica una decisione del genere porterebbe ad una situazione in cui praticamente chiunque potrebbe decidere della sorte dei malati: "Se non si è persone perfettamente sane chiunque, parenti o sanitari che siano, può decidere non solo se un tipo di trattamento si possa continuare o meno, ma direttamente se la persona è degna o meno di vivere decidendo, quindi, di farla morire sospendendole l'idratazione e la nutrizione che sono alla base del sostentamento vitale di chiunque".

Ovviamente la notizia ha fatto molto discutere su Internet, con opinioni molto forti e decise. La Meringa , per esempio, ha commentato il fatto mettendo in risalto come nessun giornale e nessun esponente politico abbia chiesto scusa a Beppino Englaro dopo gli innumerevoli attacchi mediatici cui è stato sottoposto.

Su Giornalettismo Alessandro D'Amato dichiara che è inammissibile che in uno stato moderno come l'Italia il divieto di alimentazione e di cura di un malato anche contro la volontà dei suoi rappresentanti legali sia stato sancito da un giudice e non già previsto dalla legge. Inoltre si rileva la strana situazione della politica che sta per varare un provvedimento di legge che viola espressamente questo principio base, secondo la pura ragionevolezza.

Domani infatti riparte in Commissione Affari Sociali alla Camera l'esame del testo che dovrà regolare il bio-testamento in Italia, che incontra però l'opposizione non solo di una parte politica ma anche di un'intera categoria professionale come quella degli infermieri.

Ha dichiarato Annalisa Silvestro, presidente della federazione nazionale dei collegi Ipasvi: "La legge sul fine vita, cosi come e formulata, appare in contrasto con la nostra deontologia professionale, non riconosce la centralità della persona e delle sue volontà e non tiene conto del coinvolgimento dell'intera equipe assistenziale". La categoria, se dovesse entrare in vigore tale legge, si appellerà alla clausola di coscienza. 

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