Emanuela Orlandi, Sabrina Minardi in comunità: 6 mesi per l'ex compagna di Renatino De Pedis

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Il fatto di cronaca non è riconducibile al rapimento di Emanuela Orlandi, ma la protagonista è una delle voci considerate più ascoltate per la risoluzione del caso. Sabrina Minardi, ex compagna di Renatino De Pedis, boss della Magliana, dovrà scontare sei mesi di pena residua in una comunità di recupero per tossicodipendenti.

Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza di Roma nel 2009 alla luce del cumulo materiale di ben cinque sentenze definitive di condanna per reati legati agli stupefacenti. Scrive l'Agi: "Alla supertestimone del caso Orlandi fino a oggi in regime di protezione, restano così da espiare sei mesi di reclusione, tolti i tre anni di indulto e quanto già scontato tra detenzione domiciliare e carcere".

Blogosfere Politica e Società aveva intervistato Raffaella Notariale, la cronista che nel 2006 la intervistò in esclusiva per RaiTre (sopra uno screenshot). Raffaella ci raccontò in quell'occasione dei trascorsi di tossicodipendenza della Minardi:

Sabrina Minardi era tossicodipendente. Perché oggi è ritenuto l'unico superteste in grado di raccontare la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi?

Sabrina Minardi è stata una donna bellissima, ricchissima, potente, desiderata. Gli eccessi l'hanno sempre accompagnata e la sua memoria vacilla, è vero. Dimentica date, confonde persone, oppure ricorda solo i soprannomi e non i nomi di battesimo, ma i particolari li ricorda tutti.   

Ritengo che per questo motivo i giudici le diano credito. Lei non ostenta il suo passato, non ha cercato nessun giornalista, nessun giudice. Quando l'ho incontrata per la prima volta era già molto provata. Qualche anno prima aveva avuto un incidente in seguito al quale ha perso l'uso del braccio destro. Era stata in coma sei mesi, poi le medicine, la depressione, i problemi economici. Certo, sono elementi che possono far tremare paurosamente la memoria, ma difficilmente la fanno perdere totalmente.

Dopo la messa in onda dell'intervista, ebbi modo di parlare di lei ai pm Andrea De Gasperis e a Luca Tescaroli. Quest'ultimo avrebbe voluto Sabrina come testimone nel processo per l'omicidio a Roberto Calvi, ma il presidente aveva già ascoltato una gran quantità di testimoni e rigettò la richiesta.

E lei?

Sabrina si fece da parte. Si ricoverò in una comunità per disintossicarsi e andò via da Roma. Persi i contatti perché aveva cambiato i numeri di cellulare e anch'io non riuscii più a parlarle. 

Due anni dopo l'intervista esclusiva, la donna era poi stata interrogata dai magistrati della Procura di Roma. Le sue dichiarazioni sono state oggetto di lunghe indagini che hanno portato a riscontri concreti, tant'è che, dopo un altro anno e mezzo, la donna è stata ascoltata nuovamente dai pubblici ministeri Capaldo e Maisto e le sue rivelazioni hanno permesso alla Procura di avere finalmente un indagato. Si tratta del primo indagato in 27 anni, cioè da quando è scomparsa l'adolescente vaticana rapita il 22 giugno del 1983. Sabrina Minardi è ritenuto un teste affidabile semplicemente perché le sue parole hanno portato riscontri. 

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