Basta che suoni la campanella: lettera di un giovane precario della scuola

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Di Franca Corradini  

La cosa più sconfortante, in questo bailamme di notizie, date, programmi, concorsi, test e quant'altro, è che migliaia di persone si siano trovate dall'oggi al domani in mezzo a una strada, dopo anni di insegnamento, specializzazioni, esami integrativi, spesso per far posto a persone "numericamente" più titolate che, una volta ottenuto il loro cantuccio caldo e sicuro, si sono adagiate comodamente, e chissenefrega se i ragazzi sono 30 per ogni classe, "basta che suoni la campanella" (cito dal vero).

Vi prego di credere che scrivo tutto ciò senza alcuna acrimonia: l'unica cosa che rimane, dopo un anno di amarezza, è lo sconforto, e nulla più. Fino all' anno prima hai "allevato" una classe, lavorato e sudato per ottenere buoni risultati per i ragazzi, aggiustando il tiro, cercando di seguirli uno per uno in base alle loro difficoltà e capacità.

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