La scuola della Gelmini lontana dal sol dell'Avvenire: il plotone di chewing gum e l'esercito precario

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L'Avvenire continua nel solco della protesta. Dopo avere lanciato bordate solo qualche giorno fa contro l'impietoso show a cui si è prestato il governo Berlusconi a seguito della visita di Gheddafi, oggi il quotidiano pubblica un editoriale tranchant all'indirizzo del ministro Gelmini. Le ragioni sono così riassunte dal sommario del Fatto:

Oltre 40mila docenti tagliati nel 2009. 132mila posti che si perderanno in tre anni. La drastica riduzione dei fondi orchestrata da Giulio Tremonti ha conseguenze drammatiche in un settore che da anni si caratterizza per una forte instabilità dei contratti. Molti docenti a rischio hanno iniziato lo sciopero della fame davanti a Montecitorio e in altre parti d'Italia.

E hanno chiesto un faccia a faccia con il ministro dell'Istruzione. Lei li ha ignorati e ha scelto di parlare con i giornalisti: "Non siamo ancora in grado di sapere chi perderà il posto", ha ammesso candidamente (articolo di Augusto Pozzoli). Poi ha parlato di "10mila posti recuperati". Senza però spiegare il trucco.

E il quotidiano della Cei risponde così: 

La situazione dei precari, l'apertura di nuovi posti e altri irrisolti nodi (come quello del trattamento riservato alle scuole pubbliche non statali) rende anche quest'anno il panorama dell'avvio confuso e non privo di ombre. Speriamo che prevalga in tutte le parti la buona volontà di salvaguardare l'essenziale. Cioè il servizio da rendere a loro, i nostri cerbiatti, o come dice un'antica storia delle foreste, i nostri "bambini giaguaro", figure che intervengono a rinnovare il mondo. Sono loro che dobbiamo tutti servire, senza cedere alla faziosa difesa di interessi particolari, senza vedere nella scuola il luogo del confronto politico partitico, o della difesa di corporativismi che spesso han bloccato e bloccano l'Italia.

In questo inizio, chi userà della scuola per terreno di scontri, di difese di rendite di posizione, di consenso politico e altre piccinerie, vorrei che fosse condannato ad andare davanti al plotone di esecuzione. Un plotone immenso, composto dai nostri bambini e ragazzi, che lo fissassero al muro (ministro o sindacalista, docente o amministrativo che sia). E con le armi della loro infanzia e giovinezza eseguissero la condanna: pistole ad acqua, elastici, schioppi di legno o mitragliette con i suoni elettronici d'ultima generazione, qualche pernacchietta e altri lazzi e battute. Sono sicuro che a far le cose come si deve, il plotone coi cappellini colorati, gli zaini (sempre troppo pesanti), le chewin-gum e tutto il resto starebbe schierato dalla mattina alla sera. Perché ci sono un sacco di furbastri che campano sulla e nella scuola e però dei ragazzi gliene interessa assai meno del giusto.

E poi cala la mannaia: 

Ma non c'è reato più grave oggi in Italia che trattare male la scuola. 

Se la Gelmini e il governo non sono cattolici a corrente alternata dovrebbero farci un pensierino

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