Yara Gambirasio, forse coinvolti anche due italiani

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UPDATE: Il pm Letizia Ruggeri, al termine dell'udienza di convalida del fermo del marocchino Mohammed Fikri indagato per l'omicidio e l'occultamento di cadavere di Yara Gambirasio, non ha chiesto la custodia cautelare in carcere ma unicamente il fermo e i domiciliari: troppi dubbi permangono sulla colpevolezza dell'uomo, compreso probabilmente un errore di traduzione nelle intercettazioni.


Le forze dell'ordine sono ancora in cerca del corpicino di Yara Gambirasio la cui morte, purtroppo, sembra data per certa dagli inquirenti.


Di lei nessuna traccia dal tardo pomeriggio di venerdì 26 novembre.


Tempestiva l'azione delle forze dell'ordine che sin dalle prime ore si sono mobilitate con tutti i mezzi a loro disposizione, compresi i cani che più volte hanno avvertito l'odore di Yara proprio nel cantiere di Mapello dove lavorava come operaio Mohammed Fikri, il 22enne sotto accusa per omicidio e occultamento di cadavere.


Per Mohammed Fikri, raggiunto su una nave al largo di Sanremo dalle forze dell'ordine e fatto rientrare a Bergamo, il pm Letizia Ruggeri chiede la convalida dello stato di fermo.


L'indagato, dichiaratosi innocente, potrebbe essere solo parzialmente responsabile dell'omicidio della piccola Yara: si ipotizza, infatti, il coinvolgimento di due italiani.

In un'intercettazione Mohammed Fikri avrebbe pronunciato al telefono la seguente frase:


"Allah, perdonami, non l'ho uccisa io, non l'ho uccisa io".


Ma allora chi ha rapito, forse stuprato e ucciso Yara? Mohammed ha aiutato qualcuno? Chi?

Sui presunti complici italiani, il procuratore aggiunto di Bergamo Massimo Meroni, ha dichiarato:


''Non ho nulla da dire''


Il giudice per le indagini preliminari Vincenza Maccora - informa l'ANSA - si pronuncerà domani in merito alla convalida del fermo di Mohammed Fikri.


Concludiamo il post con l'incipit del post di Massimiliano Bordignon che riportando su Canada 2.0 due casi simili alla tragedia di Yara Gambirasio e di Sarah Scazzi, avvenuti recentemente in Canada, ci invita a una riflessione, perché in questi casi, purtroppo, ci riesce difficile limitarci al fatto di cronaca:


Il dolore strazia. Penso al bosco freddo dove qualcuno ha trascinato una ragazzina di 13 anni. Penso all'orco delle fiabe che non vorremmo ascoltare, o che ci passano veloci ma per le quali ci garantiscono un lieto fine. La mano che ha chiuso la vita di Sarah Scazzi, quella che ha portato via Yara Gambirasio senza ancora lasciarci un segno di dove sia, quella che ogni giorno viola gli innocenti e gli indifesi, che rapisce Denise Pipitone e bombarda bambini e famiglie in Irak, le stermina in Cambogia, le segrega in Sud Africa, le violenta in ogni paese del mondo dove l'uomo non è più uomo o forse lo è perfino troppo.

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