Libia, bombardamenti contro i manifestanti; dopo le pressioni Berlusconi chiamerà Gheddafi

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Ci ha messo giorni a decidersi, ma dopo le pressioni e le critiche di molti alleati europei il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi finalmente telefonerà al leader libico Muhammar Gheddafi per chiedergli di cessare al più presto le violenze contro il suo popolo.


Sabato scorso il premier aveva glissato la questione con un laconico "non lo chiamo per non disturbarlo". Ma forse questo risveglio tardivo non basterà. Come leggiamo su Repubblica il colonnello ha già fatto sapere al governo italiano "di essere pronto a resistere e combattere contro questa insurrezione".


Intanto leggiamo sul Corriere che i battaglioni della sicurezza, fedeli a Gheddafi, avrebbero nuovamente aperto il fuoco contro i manifestanti a Tripoli. Anche se su Twitter si sono succedute diverse smentite.

I morti, dopo il primo raid di lunedì, sono almeno 250 e oggi la Libia si prepara a fare la terribile conta delle vittime, visto che i dati non sono certi:


"L'ultimo dato arriva dal Fronte di salvezza libico: 560 morti e 1400 feriti sarebbe il bilancio provvisorio di una settimana di scontri"


Però c'è da registrare che diversi militari e politici libici sono passati dalla parte dei manifestanti in seguito all'eccessivo uso della forza per reprimere i cortei.


La situazione resta critica, e il ministro Frattini ha dichiarato:


"Siamo molto preoccupati per il rischio di una guerra civile e per i rischi di un'immigrazione verso l'Unione Europea di dimensioni epocali"


Il ministro degli esteri egiziano ha fatto sapere che la pista dell'aeroporto di Bengasi è stata distrutta dai bombardamenti: gli aerei non possono decollare né atterrare.

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