Cannibale slovacco Matej Curko, in una cassaforte armi bianche, da fuoco e munizioni

Il contenuto dello zaino che il cannibale slovacco Matej Curko indossava al momento della cattura racconta molto del suo modus operandi. Cosa c'era dentro?

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Il cannibale slovacco Matej Curko conduceva la sua vita apparentemente tranquilla in un villino giallo in mezzo alla natura a Sokol, in Slovacchia. Aveva una moglie ed era padre di due figli.


Però in una cassaforte nascosta nel seminterrato, come leggiamo sul Corriere, la scientifica della polizia slovacca ha trovato armi bianche, da fuoco e munizioni. Curko era anche un appassionato di tiro a segno.

Nello zaino che l'uomo indossava al momento della cattura c'era tutto il necessario per le sue 'operazioni':


"vaschette per alimenti che servivano per asportare le parti umane. Scotch e corde robuste per legare la vittima, cacciaviti e guanti in lattice (numerosi) per il lavoro di occultamento del cadavere, laccetti in plastica da giardinaggio usati spesso come pratiche manette low cost dai criminali e anche dalle forze militari. E sacchetti di pepe nero che, secondo gli inquirenti, servivano per impedire che gli animali selvatici andassero a curiosare tra i corpi sepolti nel boschetto di Kysak (dove alla fine di maggio sono stati trovati i resti delle due vittime slovacche) [...]Tra le fotografie scattate dal quotidiano locale Plus Jeden Den ce n'è una che mostra delle spezie per la cottura della carne, come quelle che si possono trovare in qualunque supermercato. Curko le custodiva in cassaforte insieme a tutto il resto"


Curko aveva dato appuntamento alla sua prossima 'vittima', Markus Dubach, il 10 maggio, ma all'appuntamento si era presentato un poliziotto. In seguito alle ferite riportate durante lo scontro a fuoco il cannibale era morto.

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