Yara Gambirasio, ecco la lettera anonima all'Eco di Bergamo: "Sono io l'assassino"

Un uomo ha scritto una lettera anonima all'Eco di Bergamo confessando di essere lui l'assassino di Yara Gambirasio, uccisa lo scorso 26 novembre.

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Un foglio A3 scritto su entrambe le facciate, con caratteri stampatelli e l'aiuto di un normografo. E' l'ultima lettera anonima sulla morte di Yara Gambirasio, recapitata all'Eco di Bergamo ieri mattina. I carabinieri della scientifica di Bergamo l'hanno considerata attendibile e l'hanno girata ai Ris di Parma per un approfondimento.


L'autore della missiva dice di essere l'assassino di Yara e fornisce una versione dei fatti di quel 26 novembre scorso a Brembate Sopra. La lettera è sgrammaticata ed è arrivata alla redazione del giornale tramite il centro meccanografico posta di Genova. Il presunto assassino, che dice di essere un pedofilo, racconta questo.

Quel 26 novembre l'uomo passava da Brembate Sopra per lavoro: si avvicinò al centro sportivo per conoscere qualche ragazzina. "Perché le donne non me vogliono, mi imbarazzo con adulti". La lettera al giornale è stata scritta perché l'uomo - ammette - che sarebbe stato troppo rischioso scrivere ai carabinieri di Ponte San Pietro: "Poichè già segnalato il mio nome lì per altri fatti accaduti prima".


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Yara, comunque, lui la conosceva da un paio di mesi. "Verso fine settembre passavo vicino a palestra con la mia macchina e con delle scuse avevo conosciuto una con quel nome. Finimmo con il simpatizzare eppure mi sembrava di piacere a lei perché me sorrideva quando le chiedevo se aveva il ragazzo fisso".


Si arriva al 26 novembre. "Gli offrivo un passaggio in macchina alle 18.50. Con una scusa le dissi che dovevo passare un attimo al posto di lavoro a Mapello. Verso le 19 arrivammo a Mapello, in macchina le squillò il cell. La convinsi a spegnerlo, lei aveva già capito le mie intenzioni. Una volta fermata la macchina si spaventò e tentò di scappare, prima mi colpì ai testicoli e il suo cell mi cadde addosso. Lo presi e lo disattivai. Lei intanto era appena scappata fuori de macchina. Avevo perso la testa per il fatto che poteva rovinare il mio corpo. La insegui nel campo dietro cantiere avevo un coltello poi presi una pietra e senza rendermi conto la colpii alla testa. Pensavo che era meglio chiamare il 118 e poi scappare ma preso dal panico la caricai in macchina e (..) portai il corpo in un campo più sicuro di Mapello (in realtà Chignolo, ndr)".


La ricostruzione dei dettagli fa pensare che in questa lettera si nasconda la verità. Ma potrebbe anche essere una lettera scritta leggendo i giornali: non ci sono infatti particolari inediti.

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