Camorra blitz contro i Casalesi: chiesto l'arresto per il parlamentare del Pdl Nicola Cosentino

Tra gli indagati c'è pure il presidente della Provincia di Napoli e deputato del Pdl Luigi Cesaro.

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Oltre 70 provvedimenti restrittivi, 60 direttamente in carcere: maxi blitz compiuto questa mattina contro le fazioni Schiavone e Bidognetti, appartenenti al clan camorristico dei Casalesi. La procura di Napoli ha chiesto l'arresto di Nicola Cosentino, parlamentare del Pdl ed ex sottosegretario all'Economia.


Per Cosentino è già stata depositata la richiesta di autorizzazione a procedere presso la Camera. L'accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la Reuters, che ha visionato l'ordinanza, Cosentino viene considerato "il referente politico del clan dei Casalesi".

La Dia di Napoli ha chiesto l'arresto di un altro personaggio eccellente, l'ex sindaco di Casal di Principe Cristiano Cipriano, accusato sempre di concorso esterno in associazione mafiosa. Tra gli indagati c'è poi il presidente della Provincia di Napoli e deputato Pdl Luigi Cesaro, che però non ha ricevuto richiesta di arresto.


Le indagini riguardano tre filoni differenti: i presunti brogli elettorali nelle elezioni del 2007 e del 2010, una presunta attività di imprenditoria mafiosa e la costruzione del centro commerciale "Principe" che ha ottenuto finanziamenti per 5,5 milioni, grazie a funzionari di banca compiacenti. Sono coinvolti infatti tre dipendenti di Unicredit banca per l'impresa, che avrebbero favorito il finanziamento sulla base di una fideiussione "palesemente falsa". Per i tre l'accusa è di truffa nei confronti dell'istituto di credito.


Cosentino avrebbe favorito la concessione edilizia irregolare per la costruzione del centro commerciale e si sarebbe recato personalmente, insieme a Cesaro, in Unicredit sollecitando la concessione del credito. Per il voto di scambio, invece, il meccanismo era questo: duplicazione della scheda di malati di mente o di detenuti. In assenza di documento, sarebbe stato permesso il voto, su falsa attestazione da parte di componenti del seggio elettorale; oppure, si sarebbe fatto ricorso alla "scheda ballerina", ovvero portare all'esterno una scheda bianca da votare e da dare a cittadini che, a loro volta, avrebbero dovuto portare fuori del seggio la propria scheda bianca. In cambio sarebbero state garantite alcune assunzioni o pagati 50 o 100 euro.


Tra i destinatari dei provvedimenti, ci sarebbero imprenditori e personaggi del mondo bancario attivi non solo in Campania, ma anche in Toscana, Veneto, Lazio, Emilia Romagna e Lombardia.

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