Naufragio Costa Concordia: comandante Schettino coordinava l'evacuazione dalla riva

In tilt il centralino dei carabinieri di Grosseto con richieste di aiuto, ma sulla nave continuavano a ripetere: "E' stato solo un calo di corrente".

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La notte di follia al largo dell'Isola del Giglio. Ecco come è andata sulla nave da crociera Costa Concordia, subito dopo il naufragio. L'ufficiale della Capitaneria di porto di Livorno cerca di richiamare all'ordine il comandande della nave: "Comandante, lei deve risalire a bordo: è un ordine. Non può abbandonare la nave".


Ordine naturalmente disatteso da Francesco Schettino, ora in carcere con diverse accuse pesanti sulle spalle. Poco dopo la mezzanotte del venerdì, il comandante era già "sugli scogli del Giglio". Da terra arriva ancora lo stesso ordine: "Comandante, risalga". Ma non c'è verso.

Sulla nave è il panico. Schettino pretende di coordinare l'evacuazione della sua nave dalla riva. E vorrebbe andare lui stesso a recuperare la scatola nera. Il procuratore di capo di Grosseto, Francesco Verusio, in merito, ha qualche sospetto: che il comandante volesse recuperarla lui stesso per manometterla?


La nave intanto si sta incliando su un lato. Si contano le prime vittime. Il procuratore dice: "L'allarme è stato lanciato intorno alle 22.42-22.43 mentre l'impatto si era verificato circa un'ora prima". Prima, erano arrivate telefonate ai carabinieri di Grosseto con richieste di aiuto, fin dalle 21.40. La guardia costiera si mette in contatto con la Costa Concordia: "Dal Giglio abbiamo segnalazioni su qualcosa di anomalo a bordo, rispondete per favore". E la risposta dalla plancia di comando non cambierà mai: "Abbiamo un blackout ma lo stiamo sistemando".


Pure i carabinieri di Prato ricevono una telefonata dalla moglie di un marittimo. E avvertono la guardia costiera. Sulla nave corridoi al buio, gente che litiga per un salvagente o un posto sulle scialuppe. Schettino pare un disco incantato: "E' un semplice calo di corrente".


Il tenente colonnello della guardia di finanza, Italo Spalvieri, sintetizza con un concetto quello che stava accadendo a bordo: "A una nostra motovedetta che si trovava in zona per altri motivi, dalla nave quella notte chiesero di agganciare un cavo per essere trainati. Cioè come chiedere a una formica di spostare un elefante. Dopo 20 minuti poi diedero l'ordine di evacuare".


Interessante, infine, leggere le telefonate arrivate al centralino del 112 di Grosseto dalle 22.15. Una donna: "Aiuto aiuto, c'è stato un grosso rumore". Poi un uomo: "Siamo al largo dell'Isola del Giglio, abbiamo sentito un botto...". Per tutti inizia a essere chiaro cosa sta accadendo, tranne che per l'equipaggio della nave. Tanto che la società ieri ha preso la distanze: "Sembra che il comandante abbia commesso errori di giudizio che hanno avuto gravissime conseguenze: la rotta seguita dalla nave è risultata troppo vicina alla costa, e sembra che le sue decisioni nella gestione dell'emergenza non abbiano seguito le procedure di Costa Crociere".


Il comandante, ormai pare questa la verità, ha ordinato di puntare la prua verso l'isola per il saluto marinaro, in gergo l'inchino. Il procuratore, però, non capisce come mai la nave fosse a 150 metri dalla riva: "Così il naufragio era inevitabile". L'avvocato di Schettino, Bruno Leporatti, ha poche parole da spendere: "Il comandante è sconvolto, intende esprimere il suo cordoglio ai familiari delle vittime. Ma con la sua manovra ha salvato la vita di migliaia di persone, poteva essere una tragedia immane".


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