Tentato suicidio Provenzano: tentato omicidio o messinscena, tante le ipotesi

Il suo legale teme che qualcuno voglia farlo fuori, l'Associazione delle vittime di via dei Georgofili non crede al tentativo di suicidio: "E' stata una messinscena".

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Si è infilato la testa in un sacchetto per morire, ma è stato salvato da una guardia penitenziaria del Gom, il gruppo operativo speciale del Dap. Il superboss della mafia Bernando Provenzano avrebbe così tentato di farla finita nel carcere di Parma, nella notte tra mercoledì e giovedì. La notizia è trapelata però soltanto ieri sera.


E appena è diventato pubblico, l'episodio ha scatenato polemiche e ipotesi: vero tentativo di suicidio o messinscena? Il suo legale, Rosalba Di Gregorio, ha chiesto immediatamente un'inchiesta "per capire cosa realmente sia accaduto" in cella.

Cosa è accaduto, per l'appunto, in quella cella del super sicuro carcere di Parma?
"Che cosa ci faceva un sacchetto di plastica nella cella del mio assistito? - si chiede l'avvocato - è stato davvero un tentativo di togliersi la vita o qualcuno voleva farlo fuori? Appena pochi giorni fa gli psichiatri hanno sentenziato che lo stato di salute di Bernardo Provenzano è compatibile con la detenzione. I risultati si vedono...". L'altra lamentela del legale è che la famiglia di Provenzano non sia stata avvertita. "Ho sentito suo figlio Angelo e non ne sapeva nulla. E hanno tenuto all'oscuro pure me, che sono il suo avvocato".


Da fonti del Dap emerge però l'ipotesi che sia stata semplicemente una messinscena. Provezano, arrestato nel 2006 nei pressi di Corleone, è reduce da un tumore alla prostata, soffre di Parkinson e di un'encefalite destinata a peggiorare. Il suo legale è pronto a chiedere alla Corte d'assise d'appello di Palermo (per un processo che vede il boss imputato di omicidio) "se davvero, dopo il gesto eclatante avvenuto in cella, Provenzano sia compatibile con il regime di detenzione". Nello stesso processo che vede il boss di Cosa Nostra tra gli imputati, oggi sarebbe dovuto comparire pure Pippo Calò, importante personaggio della mafia, ma ieri sera - coincidenza - è stato colpito da un infarto nel carcere di Ascoli Piceno.


L'Osapp, il sindacato di polizia penitenziaria, ha intanto confermato che il suicidio di Provenzano "è stato sventato solo grazie alla solerzia degli uomini del Gom della polizia penitenziaria, la sola, ormai, rimasta a fronteggiare la disfatta del sistema carcerario italiano".


Francesco Messineo, procuratore capo di Palermo, preferisce non azzardare ipotesi sull'episodio di Parma: "Difficile dire se Provenzano abbia davvero tentato di togliersi la vita. In ogni caso, anche una simulazione sarebbe un gesto piuttosto anomalo per un boss di Cosa Nostra. Un segno di debolezza, quasi di resa direi". Aggiunge Messineo: "Allo stato, non ci sono gli elementi sufficienti per poter dire che qualcuno volesse eliminarlo. Suppongo che i colleghi della procura di Parma apriranno un'indagine".


Chi non crede assolutamente che Provenzano abbia tentato il suicidio è Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari per le vittime di via dei Georgofili: "Non crediamo affatto che colui che ordinò di uccidere i nostri parenti in continente abbia tentato di togliersi la vita per le condizioni disumane del carcere. Si è messo il sacchetto in testa per fare un gesto eclatante, ma per fortuna non è morto".


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